Dalla frase shock al caso politico: il PM di Roma nega di aver scritto l’attacco alla premier e sporge denuncia, ma l’ANM prende le distanze e il CSM avvia la verifica disciplinare.
Un vero e proprio scontro politico e istituzionale si è scatenato a seguito di un post ingiurioso apparso sul profilo Facebook di Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio presso la Procura di Roma. Il messaggio, rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è legato alla recente decisione del governo di congelare lo sblocco degli aumenti di stipendio per le toghe.
Il post della discordia e la replica: “Attacco hacker”
Il testo apparso sull’account del PM recitava: “La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia”. La frase faceva riferimento al rifiuto di Giorgia Meloni di firmare il Dpcm per l’adeguamento retributivo delle toghe (stimato in circa 1 miliardo di euro) a seguito delle sentenze del Consiglio di Stato.
Il post è stato subito rimossa dal profilo e il magistrato ha smentito categoricamente la paternità dell’attacco, sporgendo denuncia e sostenendo di essere stato vittima di un hackeraggio.
“Non sono stato io a scrivere quel testo sul mio profilo, ero in viaggio e quando mi sono accorto dell’accesso non autorizzato ho provveduto subito a cancellarlo”, ha spiegato Di Cicco ad Adnkronos, ribadendo che un conto è non condividere le posizioni politiche e un altro è scendere nell’insulto.
Reazioni politiche, ANM e l’avvio della pratica al CSM
Il caso ha subito sollevato la reazione del centrodestra. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha definito il messaggio un “attacco choc della toga contro la premier”, bollando come inaccettabile la vicenda.
Anche l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha preso le distanze con fermezza: “Il rispetto istituzionale è il prerequisito di ogni interlocuzione. Riteniamo profondamente inappropriate le parole rivolte alla presidente del Consiglio”.
La vicenda ha ormai varcato i confini del dibattito pubblico: Enrico Aimi, componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura, ha annunciato l’apertura di una pratica disciplinare. L’obiettivo è verificare la veridicità dei fatti per valutare eventuali profili di responsabilità e accertare la compatibilità dell’accaduto con i doveri di misura, correttezza e rispetto delle istituzioni richiesti a un magistrato.