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Bonenkai, che cos’è e perché sta stancando i giapponesi: alcuni segreti della festa alcolica di dicembre

Tutti ne stanno parlando e non solo nel lontano Giappone: tutto sul rituale “d’ufficio” made in Japan

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che cos'è il bonenkai
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A dicembre in Giappone molte aziende organizzano il bonenkai per consolidare le relazioni e le gerarchie fra colleghi. Una serata in cui si deve bere molto e che, a quanto pare, avrebbe “stufato”

Il bonenkai è una tradizione giapponese di dicembre, una mera serata di alcol fra colleghi per “dimenticare” l’anno passato. Attenzione però : non si tratta di un’allegra festicciola tra ubriachi come si potrebbe pensare, o almeno non solo. L’azienda che organizza un bonenkai lo fa anche per cementare le relazioni interpersonali nell’ufficio e rendersi conto di quali siano i problemi sul posto di lavoro. I dipendenti si sentirebbero spesso costretti a partecipare, indossando i costumi tradizionali e senza essere scortesi con gli altri sono tenuti a rispettare rigorosamente le gerarchie che esistono sul posto di lavoro, proprio come in ufficio.

Riti del bonenkai e gerarchie da rispettare

Le gerarchie si vedono bene ad esempio quando si versa l’alcol dalla bottiglia al bicchiere di un’altra persona. Un rito talmente complesso e pieno di manierismo da meritarsi un termine per definirlo: oshaku. Ed è diverso da persona a persona. Se chi riceve la bevanda è un superiore ci sono degli accorgimenti da rispettare: la bottiglia va presa con tutte e due le mani e l’etichetta rivolta a chi deve bere. La persona servita tiene il bicchiere con entrambe le mani. Se si tratta di saké ne va bevuto un sorso solo, poi il bicchiere va appoggiato sul tavolo. Mai bere il saké tutto in una volta, come ci racconta la viaggiatrice Marzia Parmigiani sul blog traveltherapists. Dunque, al bonenkai bisogna fare attenzione a come ci si comporta e anche se si tratta di un innocente intrattenimento, è difficile sottrarsi al karaoke.

Il sondaggio di Asahi Shimbun e la stanchezza dei lavoratori giapponesi

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Appare comprensibile, quindi, che molti giapponesi si siano stancati del bonenkai, spesso percepito come imposizione. Anche dal punto di vista economico, per molti il rito rappresenterebbe una spesa aggiuntiva non indifferente dal momento che costerebbe circa 4mila yen a testa nonostante gli sconti che prevedono alcune aziende. A fomentare questo sentimento anti bonenkai ad oggi ci sarebbe in ultimo anche la situazione pandemica. Molti giapponesi si chiedono infatti quanto abbia senso dimenticare l’anno passato. Uno stato d’animo che emerge chiaramente dal sondaggio condotto in questi mesi dal quotidiano nazionale giapponese Asahi Shimbun.

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