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Attualità

Imbattersi in una fake news è umano, non ammetterlo è diabolico: la lezione di Monica Maggioni

Verità sostanziale, post-verità e smentite: durante una guerra aumentano sempre anche le vittime della disinformazione

Avatar di Chiara Surano

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putin hitler time monica maggioni

Per far capire quanto risulti difficile oggi scampare alle fake news occorre prendersi ragionevolmente del tempo per riflettere sull’episodio che ha visto protagonista la direttrice del Tg1, Monica Maggioni. Nell’era dei social, dei cinguettii, dei fotomontaggi e delle bufale create ad hoc, quasi su commissione o per missione, anche i grandi canali di informazione possono e rischiano talvolta di cadere nella rete, e in questo caso nell’ingannevole rete del web. Un ennesimo caso di fake news che sarebbe anche possibile chiamare post-verità: la copertina del tutto falsa del Time, il faccione di Putin mixato a quello di Hitler.

Anche se legittimato nell’ipotesi dai mala tempora currunt, il Time non ha infatti mai pubblicato una copertina del genere.

Scagli la prima pietra chi non ha mai rincorso una fake news

Cattiva informazione quella del Tg1? Affatto; un’ottima informazione e un ottimo servizio pubblico quello che la Maggioni, giornalista con alle spalle 30 anni di carriera nel settore dell’informazione, sta offrendo quotidianamente in questo delicatissimo momento storico, che non merita di perdere affatto credibilità alla luce di un errore. Un errore che oggi si può e si deve perdonare, ancor più tra colleghi, scansando titoloni e titoletti come se esistesse davvero, oggi, un giornalista che già non si sia trovato e che non si troverà domani nella stessa situazione. Un errore di valutazione figlio della frenesia e della velocità di cui è vittima il giornalismo contemporaneo, dipendente tossico da secondi, e non dell’incompetenza. Competenza è anzi quella della Maggioni che, se i tempi redazionali lo avessero concesso, di certo si sarebbe posta ben prima il dubbio sull’effettiva veridicità di quella copertina. Per questo quanto accaduto alla Maggioni è un’ottima occasione in più per riflettere ancora, per far riflettere gli addetti ai lavori ma anche i lettori, il pubblico dei telegiornali e dei giornali, anche loro inconsapevolmente bulimici di news, breaking news, ultim’ora, lanci.

Raccontare una guerra a lettori bombardati di notizie

putin hitler time monica maggioni
La falsa copertina del Time mai davvero pubblicata

Una pessima abitudine quella del tutto e subito, un vizio carnefice di se stesso. Quello che si può dire sulla “figuraccia”, come molti ne hanno parlato, è che se non altro oltre a raccontare in medias res le cattive abitudini del giornalismo di oggi e la cattiva dittatura della velocità con la quale si deve forzatamente immettere una news nel flusso per non risultare, già appena pochi secondi dopo, obsoleti, racconta l’esempio di una buona abitudine e in realtà un dovere decaduto nel dimenticatoio, nello scarto temporale che tiene distanti la notizia dalla sua smentita o dalla sua rettifica.

Mentre capita a tutti, pesci grandi e pesci piccoli, di rincorrere nella fretta la bufala, quello che non tutti sono più disposti a fare è ammettere di averlo fatto, scendere a patti con la verità sostanziale dei fatti che, pur protetta dalla deontologia giornalistica, viene sempre più trascesa, immolata ingiustamente. Vero sì che la cassa di risonanza di cui gode il Tg1 non avrebbe mai ammesso il silenzio, ma è quanto mai piaga del giornalismo corrente omettere di aver sbagliato, voltare pagina o meglio ancora, cambiare semplicemente schermata, confidando più nel tempus fugit, la consapevolezza che quella notizia, oltre i confini del vero o falso, sia già stata assimilata a dimenticata. Così viene ridotto ai minimi termini il senso di colpa nei confronti di quei pochi che ormai la fake news l’hanno assorbita e archiviata come “la verità”, tutti consapevoli che nella pausa di riflessione sull’errore il pubblico-lettore avrà già ricevuto un’altra abbondante razione di notizie last minute tale da rintontirlo, lasciarlo tramortito e dimentico di quella piccola fake insapore trangugiata prima. La Maggioni invece, che nel flusso redentivo dell’informazione online non può confidare, ferma il notiziario per scusarsi:

“Mi è venuto un dubbio, stiamo facendo delle verifiche. Sembra che quella che in rete viene spacciata come la copertina di Time sia un fake. È un dubbio che mi è venuto mentre la stavamo facendo vedere, perché sembrava una scorciatoia troppo evidente. Voglio utilizzare anche gli errori per dire quanto è diventato complicato coprire le guerre in un’epoca in cui si sta facendo disinformazione. Non vi possiamo garantire che ogni cosa che diciamo sia sempre perfetta, quello che possiamo garantirvi è che ogni volta che faremo un errore ve lo diremo immediatamente, così che voi possiate credere che quando vi diciamo una cosa con nettezza, è quella”.

Non un momento di disinformazione, bensì un esempio di ottima informazione e uno spaccato quanto mai vero sul mondo del giornalismo di oggi.

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