Cinema e Teatro
Le cose non dette di Gabriele Muccino un film caoticamente corale, ma qualche scena stecca di brutto
Le cose non dette di Gabriele Muccino il nuovo film, è un’opera che mescola dramma, passione e conflitti
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Le cose non dette di Gabriele Muccino, è un’opera che mescola dramma, passione e conflitti, ma che perde parte della sua intensità a causa di un eccesso di caos stilistico. La pellicola, che debutta il 29 gennaio, è un viaggio tra tradimenti, crisi sentimentali e confronti generazionali, dove le idee filosofiche di Simone de Beauvoir si intrecciano con le passioni più visceralmente umane. Tuttavia, alcune scelte registiche e interpretative rischiano di indebolire il messaggio.

La trama: un triangolo amoroso e filosofico ispirato a Simone de Beauvoir

Il film ruota attorno alla figura di Carlo (Stefano Accorsi), un ordinario di filosofia che si trova in una crisi creativa e sentimentale. Accanto a lui, sua moglie Elisa (Miriam Leone), una giornalista di Vanity Fair, e la giovane Blu (Beatrice Savignani), una studentessa che tradisce Carlo. Questi rapporti amorosi complicati si intrecciano con le tematiche esistenziali esplorate da de Beauvoir nel suo celebre lavoro sulla libertà individuale e sull’amore, rendendo Le cose non dette una riflessione caotica sulla condizione dell’uomo contemporaneo.
La filosofia di Simone de Beauvoir, che ha scritto ampiamente sui legami tra l’essere umano e le sue scelte, è palpabile nelle interazioni tra i protagonisti. La lotta per l’autonomia, la ricerca di verità nei sentimenti e l’affermazione del proprio destino sono tutti temi che Muccino prova a trasporre su schermo. Tuttavia, la struttura narrativa eccessivamente frenetica e il continuo spostamento tra scene caotiche e momenti più riflessivi non permettono di esplorare questi concetti in modo soddisfacente.
Un film frenetico, ma pieno di tensione emotiva
Il film è un carosello di emozioni forti, ma il ritmo troppo accelerato rischia di far perdere la profondità dei conflitti interni dei personaggi. Come in Il primo bacio e A casa tutti bene, Muccino sceglie una narrazione corale, in cui tutti i protagonisti sono coinvolti in un vortice di desideri, segreti e bugie. L’intreccio tra le coppie in crisi e le generazioni che si confrontano sembra una rielaborazione della riflessione filosofica di Simone de Beauvoir sulla libertà e sul ruolo dell’altro nelle relazioni.

Tuttavia, la scelta di Muccino di dare spazio a troppe linee narrative e di spingere i personaggi a esprimere tutte le emozioni in modo esasperato genera momenti di overacting. La performance di Stefano Accorsi, ad esempio, pur essendo intensa, si perde in una smorfia troppo caricata che non rende giustizia alla complessità del suo personaggio. Al contrario, la presenza della Leone risulta impalpabile e non riesce a dare il giusto peso al suo ruolo.
La location di Tangeri e l’omaggio a Simone de Beauvoir
Gran parte della pellicola si svolge a Tangeri, un luogo simbolico che per i protagonisti rappresenta un rifugio e al tempo stesso un campo di battaglia emotivo. La scelta di questa location, che unisce l’Oriente alla cultura occidentale, è un chiaro omaggio alla riflessione di Simone de Beauvoir sull’intersezione tra culture e libertà. Tangeri diventa così il punto d’incontro dove i protagonisti non solo esplorano il loro passato, ma si confrontano anche con le proprie contraddizioni e con il senso di inadeguatezza che segna ogni relazione.
La città marocchina, con la sua architettura e la sua atmosfera esotica, è usata dal regista come uno specchio per riflettere le conflittualità interne dei personaggi. Il paesaggio diventa una metafora delle scelte non fatte e delle occasioni perse, come se ogni angolo di Tangeri potesse svelare una verità nascosta. La filosofia di de Beauvoir è qui vissuta in modo fisico, nelle strade di una città che sembra non voler mai offrire una risposta definitiva, ma che invita continuamente a riflettere.
Le cose non dette di Gabriele Muccino: un film che, pur con i suoi difetti, non smette di provocare
In conclusione, Le cose non dette è un film che, pur essendo ricco di spunti filosofici e letterari ispirati anche dalla visione di Simone de Beauvoir sulla libertà e sull’amore, non riesce sempre a mantenere un equilibrio tra la sua intensità emotiva e le dinamiche narrative. La regia caotica e l’overacting di alcuni attori rischiano di allontanare lo spettatore dalla ricerca di un messaggio più profondo, ma il film è comunque capace di coinvolgere grazie alle sue tematiche universali e al contrasto tra amore e libertà.