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Libri proibiti, bruciati, messi all’indice: viaggio nella censura letteraria da Omero a Pasolini

Dal Decameron al Dottor Zivago, da La lettera scarlatta a Ragazzi di vita: le più tormentate censure e persecuzioni letterarie

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libri proibiti e censurati nella storia

Libri proibiti, dati alle fiamme, banditi, perseguitati: sono libri di immane potenza e di grandezza stilistica quelli che, nonostante le censure, i roghi e gli esili del passato sono riusciti a resistere agli infiniti “indici” dei libri proibiti. Dal Decameron di Boccaccio considerato “eretico” da una Chiesa che per secoli ha guardato storto la libertà di stampa, capace di minare quella che allora era la sua egemonia consacrata dal manoscritto, alle più recenti accuse di “pornografia” rivolte a Pasolini per Ragazzi di Vita. Opere coraggiose, autori che non hanno avuto paura di esporsi e criticare i regimi, di contestare ideologismi o di promulgare novità e innovazioni, scrittori che hanno pagato con la vita e con il silenzio il diritto di essere liberi di parlare, liberi di scrivere, liberi di pensare.

E laddove la censura e il fuoco non sono riusciti a mettere a tacere i pensatori, la messa all’indice stessa ha così fomentato il desiderio di sapere, scoprire quale verità scomoda, quale invenzione visionaria contenessero libri che ad oggi non si possono che menzionare se non come capolavori della letteratura mondiale. Qui di seguito solamente alcuni dei più celebri libri a vario titolo proibiti nel corso della storia per le loro trame, per i loro personaggi, per il loro modo di sdoganare e lasciar libero il lettore di pensare e porsi domande.

Libri proibiti, censurati, perseguitati: i tormenti della Letteratura

La Congregazione dell’Indice dei libri proibiti del 1571, l’imprimatur contenuto nell’Inter Sollicitudines di Leone X nel 1515, le Bücherverbrennungen del 1933: la storia ci racconta quanti siano stati i tentativi di mettere a tacere, secolo dopo secolo, la libertà di espressione. Dalla meno velata censura che ha imposto di cambiare titoli, finali, nomi e caratteri alla più violenta proibizione come i roghi dei libri. “Eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato“, dichiarava Goebbels: un focolaio di pagine e inchiostro come il quello avvenuto nel maggio del ’33 nell’Opernplatz di Berlino, voluto dal regime nazista: il più efficace strumento per ottenere, con il terrore e la censura, un consenso forzato. Inizia qui il viaggio nel mondo della letteratura proibita tra quei titoli di libri che non avrebbero voluto che leggessimo.

Dall’Odissea al Decameron di Boccaccio

Come già espresso, la censura – sia questa repressiva, preventiva, politica o morale – non è certo di recente data. Abbandonando i termini della censura tout-court, tra i primissimi casi di pubblico biasimo nei confronti di opere letterarie troviamo il Commento alla Repubblica di Platone: 17 Dissertazioni in cui Platone dà sfogo alla sua contrarietà nei confronti della poesia ad “imitazione” della realtà, quella che pone al centro fatti inverosimili, e nei confronti degli autori che descrivono le divinità nelle loro immorali sfaccettature, aspetti che non gioverebbero all’educazione dei giovani. Una condanna che implicitamente è ricaduta su Omero e la sua Odissea, inadatta ad educare la gioventù e per questo sconsigliata ai lettori da Platone. Sempre perché la censura non è fatto di mala tempora currunt, tra i primi pilastri della letteratura italiana osteggiati ci fu l’opera magna di Boccaccio, Decameron: nel mirino la vita edonistica, l’invito a godersi i piaceri dell’esistenza nonché la rappresentazione di uomini religiosi sotto una cattiva luce.

La lettera scarlatta, Il meraviglioso mondo di Oz, Alice nel Paese delle Meraviglie

Tra gli scritti, tra i più celebri al mondo, proibiti per il contenuto considerato “pornografico e oscenoe per questo messo all’indice si ricorda il capolavoro del 1850 di Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta, di merito oggi uno dei grandi classici della letteratura americana che racconta adulterio, pentimento e dignità di Hester Prynne. Nichilista, streghe buone capaci di far sviluppare credenze che in qualche modo possano dare adito all’allontanamento dalla fede religiosa oltre alla presenza di personaggi dubbi come la protagonista stessa, la piccola Dorothy, troppo indipendente: questi i temi che alla base hanno promosso a più riprese nella prima metà del Novecento la censura del celebre romanzo per ragazzi di Frank Baum, Il meraviglioso mondo di Oz. Non meno infelice la censura, nel 1931, di un classico per bambini come Alice nel Paese delle Meraviglie da cui l’omonimo cartone animato della Disney – di Lewis Carroll: laddove oggi si scorge la potenza dell’immaginazione dell’autore Ho Chien, per questo, lo ha del tutto bandito nella provincia cinese di Hunan per il quale era assolutamente denigrante nei confronti dell’uomo attribuire la sua stessa intelligenza, come la facoltà di parlare, agli animali. Oltraggiose e indecenti vennero considerate anche 6 poesie contenute, e fatte rimuovere, ne Les Fleurs du mal, I fiori del male di Charles Baudelaire. Fu la direzione della Sicurezza pubblica che il 7 luglio del 1857 denunciò l’opera condannando lo stesso Baudelaire e gli editori a pagare, oltre alla cancellazione delle 6 poesie, una multa per le liriche immorali.

La repressione dei regimi: la censura politica

Rientra tra i libri che hanno “minato al regime” di turno la celebre Fattoria degli animali, la novella allegorica di George Orwell pubblicata per la prima volta nel ’45: a disturbare l’USSR fu l’allegoria stessa, la storia degli animali in rivolta contro il fattore colpevole di averli maltrattati e sfruttati, un chiaro e critico riferimento ai regimi totalitari rei di mistificare la realtà pena la libertà individuale. Tuttora censurato in Vietnam e nella Corea del Nord, in tempi più recenti all’inizio degli anni 2000 La Fattoria degli animali è stato bandito anche dalle scuole elementari degli Emirati Arabi laddove è stato tacciato di entrare in contrasto con i valori dell’Islam, specie per la figura del maiale parlante. Tra i più importanti autori della letteratura del Novecento, il modernismo e il realismo magico di Franz Kafka, con Le metamorfosi, è stato uno dei più silenziati dai regimi, tanto da quello nazista, tanto da quello sovietico.

Tra coloro che sfidarono e si confrontarono in maniera ravvicinata con la censura dell’Unione Sovietica bisogna poi doverosamente menzionare Boris Pasternak con il suo Il Dottor Zivago, bestseller edito in Italia da Feltrinelli nel 1957. Un atto di coraggio quello dell’editore che nonostante il veto imposto dall’Unione Sovietica decise ugualmente di mandare in stampa il libro andando così ad aizzare folle di comunisti tanto sovietici quanto italiani. Lo stesso Nikita Chruščëv intimò a Togliatti di intervenire per fermarne la pubblicazione, azione che comportò successivamente l’uscita di Feltrinelli dal Pci a cui risultava iscritto dando così adito a quello che sarebbe poi passato alla storia come uno degli “scandali” editoriali del secolo. La “pena” di Pasternak? Quella di aver dato voce a Jurij Zivago, figlio degli eventi del primo Novecento, fortemente attaccato ai suoi ideali di giustizia sociale e che ben accolse la Rivoluzione russa del ’17 per poi ritrovarsi incastrato nelle repressioni del regime comunista tra inquietudine e sofferenza.

Harry Potter e la Pietra Filosofale, l’accusa di stregoneria

Tra i più recenti casi di “censura” letteraria troviamo il primo libro della saga il cui omonimo film ha raggiunto oltre 1 miliardo di incassi al botteghino, la “bibbia” di J.K. Rowling Harry Potter e la pietra filosofale. Il colosso del fantasy è stato, inaspettatamente, anche lui soggetto a censura così in America così negli Emirati Arabi: nel mirino dei censori la “stregoneria” di cui la saga si sarebbe fatta promotrice così come dell’occultismo. C’è chi in passato non ha recalcitrato ad etichettare la storia del maghetto come un mero “capolavoro di inganni satanici“.

L’osceno proibito, da Joyce al processo a Pier Paolo Pasolini

Tra i libri che sembrano aver “oltrepassato” il limite dell’accettabile per il loro contenuto, messi all’indice per le tematiche sessuali affrontate all’interno, troviamo capolavori di valore inestimabile come l’Ulisse di James Joyce. Ancora una volta la censura ha posto infatti, nella storia, il veto su uno dei romanzi più importanti della letteratura del XX secolo. Come ha scritto Katherine Mullin: “In Joyce la pornografia diventa letteratura“, un commento che ad oggi ne sottolinea la grandezza ma che in passato è costato per oltre 15 anni l’iscrizione dell’Ulisse nel lungo elenco di libri proibiti per il forte contenuto sessuale trattato. Fu invece una vera e propria persecuzione quella subita da Ragazzi di Vita, romanzo di Pier Paolo Pasolini edito nel 1955. Il romanzo finì tra gli imputati, insieme a Pasolini e l’editore Garzanti, alla barra del Tribunale di Milano per l’accusa di contenuto osceno, scabroso, spudorato nonostante già lo stesso Pasolini, immerso nel moralismo italiano dilagante dell’epoca, fosse ricorso all’autocensura andando a revisionare alcuni passi: “Ho dovuto fare correzioni, tagli; sono dimagrito 5 kg. È stato uno dei periodi più brutti della mia vita“. A metà tra il contestato contenuto sessuale e il contestato contenuto politico si impone, ancora una volta, George Orwell con il più celebre 1984, edito nel 1949.

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