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MUSICA

Non c’è Sanremo senza polemiche: 5 esempi tra i più significativi della storia del Festival

Non dire Festival senz’aver detto anche “polemica”

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raffaella carrà festival 2001

Non si può dire Festival senza dire polemica?

Un Festival di Sanremo senza la consueta polemica di contorno è come una pizza napoletana senza salsa di pomodoro. Che siano le circostanze della gara, le esibizioni degli ospiti musicali e non oppure l’accanimento dei giornalisti per lo “scoop” di prammatica a generarla, sinceramente ha poca importanza. Ad ogni modo, rinfreschiamoci insieme la memoria evocandone 5 tra quelle più rilevanti emerse in 71 edizioni del certame canoro ligure.

1962: Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello “sparlano” di Fiumicino a telecamere spente

Per la serata finale del Festival, gli organizzatori invitano al Casinò Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, ma i due attori sono costretti ad esibirsi mentre in TV va in onda il Telegiornale della notte, prima del collegamento per la premiazione dei cantanti vincitori. Il motivo? Nel loro intervento si allude alle tangenti versate per la costruzione del nuovo aeroporto di Roma in località Fiumicino. Naturalmente molti si indignano per la censura RAI. L’Ente si scusa in modo banale: “Recitando in italiano, i due comici non possono essere capiti dal pubblico straniero collegato con Sanremo in Eurovisione“.

1963: il Festival del “motivo in maschera”

Nell’edizione del 1963, la prima presentata da Mike Bongiorno, un po’ tutte le 24 canzoni in gara al Salone delle Feste del Casinò sembrano avere in comune un certo “dejà ecoutè”, come se rielaborassero arie già note. Non ne è esente la vincitrice, Uno per tutte, composta da Tony Renis e cantata da quest’ultimo con la “ripetizione” di Emilio Pericoli: il musicista Pasquale Frustaci riconosce un suo motivo di una quindicina d’anni prima, Quelli dello sci-sci, e denuncia Renis per plagio. Monta la polemica, ma poi tutto finisce a tarallucci e vino.

1985: “Abbasso il playback!”

Da quando ha ripreso in mano l’organizzazione del Festival di Sanremo, Gianni Ravera ha chiesto ai cantanti di scegliere se cantare dal vivo oppure di puntare sul “playback”. Nelle edizioni 1984 e 1985 tutti i partecipanti non vogliono rischiare le “stecche”, ma la gara perde di fascino e immediatezza. Ne nasce, non senza polemiche peraltro sterili, la critica forse più unanime e costruttiva di sempre mossa al concorso canoro. Dal 1986 gli artisti di regola canteranno in diretta sulla base e dal 1990, dopo undici anni di assenza, tornerà in scena l’orchestra.

1992: l’ “imprudenza” di Gianni Ippoliti nega a Mia Martini una meritatissima vittoria, in nome della “trasparenza”

Nella prima delle 5 edizioni consecutive in cui Pippo Baudo fa sia il presentatore che il Direttore Artistico del Festival, l’ironico giornalista Gianni Ippoliti ha un suo spazio dedicato ad una finta “edicola del giorno dopo”. Durante la prima serata, Ippoliti ha il coraggio di “svelare” il nome dell’artista vincente a Sanremo 1992: la favoritissima Mia Martini. La cosa suscita non poche discussioni, tanto è vero che alla fine della gara, per far vedere che “non c’è trucco né inganno”, Mimì viene declassata al secondo posto e la vittoria spetta a Luca Barbarossa.

2001: il “diseducativo” Eminem, bersaglio dei “benpensanti”

Tra gli ospiti stranieri invitati quell’anno al Teatro Ariston, molti temono il “rapper” nordamericano Eminem, i cui testi sono zeppi di espressioni assai dure, crudeli, volgari: i benpensanti ne chiedono l’allontanamento dallo spettacolo, ma Raffaella Carrà, al suo primo e ultimo Festival come conduttrice, prova a togliere la castagna dal fuoco e con l’abituale tono rassicurante introduce l’esibizione del ragazzo del Missouri, illustrandone i problemi esistenziali. Quindi Eminem fa il suo breve intervento senza scandalizzare alcuno e i rischi e pericoli della vigilia si sciolgono rapidamente, come neve al sole.

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