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MUSICA

Raf a Sanremo 2026, «Ora e per sempre» dedicata alla moglie

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Raf a Sanremo 2026, il ritorno all’Ariston dopo undici anni con una ballata sull’amore adulto

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Raf, all’anagrafe Raffaele Riefoli, torna al Festival di Sanremo 2026 dopo undici anni con un brano che parla di amore maturo e duraturo. Il titolo è «Ora e per sempre» e nasce da una storia personale: il matrimonio con Gabriella Labate, celebrato a Cuba nel 1996 lontano dai riflettori.

Il cantautore, classe 1959 e alla sua quinta partecipazione all’Ariston, racconta: «Ci siamo sposati a Cuba nel 1996. Volevamo una celebrazione lontana dai paparazzi, da tutto. Non fu semplice da organizzare. L’idea di questa canzone mi è venuta ritrovando un bigliettino che ci aveva dato il nostro prete, con su scritte le promesse reciproche, in spagnolo. Alla fine, come da prassi, si leggeva: “Finché morte non vi separi”. A me quella frase metteva malinconia, così l’avevo barrata, correggendola in “Ora e per sempre”. Quando l’ho riletta, mi è sembrato un titolo perfetto».

Una canzone scritta con il figlio Samuele

Il brano è anche un progetto di famiglia. Raf lo ha composto insieme al figlio Samuele Riefoli, in arte D’Art, nato nel 2000. «Se 25 anni fa mi avessero detto che avremmo lavorato a un pezzo insieme, non ci avrei creduto». E ancora: «Samuele ha due grandi passioni, il cinema e la musica, ma non so quale sceglierà. Però scrive molto bene, ha un linguaggio attuale, più del mio. Inizialmente dovevo dargli una mano a sviluppare questa melodia, poi lui per primo si è accorto che il brano era più adatto a me. Il testo mi è venuto in un secondo momento, di getto, dopo aver ritrovato il bigliettino».

Una ballata che racconta un amore nato alla fine degli anni Ottanta e rimasto saldo nel tempo, in un’epoca in cui, sottolinea l’artista, «i rapporti solidi sono sempre più rari».

L’Eurovision? «Una baracconata, non andrei»

Sull’ipotesi di una partecipazione all’Eurovision Song Contest, Raf è netto: «Capisco bene Levante, che ha scelto di tirarsi indietro. Io stesso m’interrogo sul perché la Russia sia stata esclusa, mentre Israele no. In ogni caso, non andrò neanche io, ma più per motivi artistici: quella competizione è diventata un enorme baraccone, pieno di pezzi ed esibizioni kitsch, dove la musica è in secondo piano. Non c’entro niente. E poi, è risaputo, soffro le gare».

Un ritorno all’Ariston, dunque, con una dichiarazione d’amore «ora e per sempre», ma senza intenzione di trasformarlo in una nuova sfida internazionale.

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