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Fiorello difende Laura Pausini dopo la cover di Due Vite, Selvaggia Lucarelli la stronca: “Mengoni trasformato in un disaster movie”
Scoppia il caso sul comeback di Laura Pausini: tra l’appoggio di Fiorello e le critiche durissime di Selvaggia Lucarelli
Il ritorno discografico di Laura Pausini si è trasformato in un caso mediatico ben più rumoroso del previsto. Dopo la polemica legale con Gianluca Grignani, ora è la cover di “Due Vite” di Marco Mengoni ad aver acceso una tempesta di critiche sui social e sulla stampa. Tra stroncature, hating e prese di posizione forti, spiccano due voci opposte: Fiorello, che difende apertamente la cantante, e Selvaggia Lucarelli, che invece boccia senza appello il progetto.
Fiorello difende Laura Pausini: “Le canzoni non sono intoccabili”
Durante una puntata de La Pennicanza, Fiorello ha preso posizione contro l’ondata di critiche rivolte a Laura Pausini, mostrandosi infastidito da titoli e commenti che parlavano di “canzoni sacre” e “brani che non si possono toccare”.
“Laura Pausini ha fatto un disco di cover e ha cantato una canzone di Marco Mengoni. Può piacere o non piacere, ma dire che nessuno può cantare Mengoni è assurdo”.
Il conduttore ha poi rivolto un messaggio diretto ai fan più accaniti:
“Marco Mengoni è un essere umano, un cantante normale. Non è intoccabile. Gettare fango su un’artista solo perché canta una sua canzone è insensato”.
Fiorello ha ribadito che le cover sono omaggi, ricordando come nella storia della musica tutti abbiano reinterpretato grandi brani:
“Le canzoni sono di tutti. Nessuno è intoccabile. Nemmeno Mengoni”.
L’amicizia tra Fiorello e Laura Pausini
Il sostegno di Fiorello non nasce dal nulla. Il conduttore e la cantante sono legati da un’amicizia di lunga data, costruita tra ospitate televisive e momenti condivisi, come le apparizioni di Pausini a Viva Rai Due o la celebre gag insieme al Festival di Sanremo 2018.
Fiorello non ha mai nascosto questo legame, specificando apertamente di parlare anche da amico, senza però rinunciare a una riflessione più ampia sulla libertà artistica.

La stroncatura di Selvaggia Lucarelli: “Un disaster movie”
Di tutt’altro tono il commento di Selvaggia Lucarelli, che nella sua newsletter ha demolito il progetto già dal titolo:
“Laura Pausini ha trasformato Mengoni in un disaster movie”.
La giornalista ha criticato tutto: dalla scelta della canzone al duetto con Julien Lieb, fino al video musicale, definito low budget e visivamente discutibile, con atmosfere post-apocalittiche che ricorderebbero produzioni realizzate con l’uso dell’intelligenza artificiale.
Secondo Lucarelli, il problema non è solo il risultato finale, ma l’intero processo creativo:
“Com’è possibile che nessuno, tra discografici, manager e amici, abbia detto: ‘Ma che cavolo stiamo facendo?’”.
“Un sì per eccesso di bontà”
Nel suo affondo più pungente, Selvaggia Lucarelli utilizza una metafora destinata a far discutere:
“Marco Mengoni è stato l’amica a cui chiedi in prestito un vestito taglia XS quando sei una XXL. Ti dice sì per bontà, ma poi ti fa solo male”.
Un’accusa diretta anche al contesto che circonda Laura Pausini, colpevole – secondo la giornalista – di non aver saputo porre limiti a una scelta artistica sbagliata.
Un rapporto complicato: le vecchie critiche di Lucarelli a Pausini
Non è la prima volta che Selvaggia Lucarelli prende di mira Laura Pausini. Negli anni, la giornalista ha già criticato la cantante:
- nel 2024, per un intervento sull’hamburger e l’alimentazione, accusandola di superficialità sul tema ambientale;
- nel 2018, dopo un insulto pronunciato dalla Pausini durante un concerto, giudicato sessista e inaccettabile.
Un rapporto mai disteso, che rende ancora più dura la stroncatura arrivata oggi.
Un comeback che divide pubblico e critica
La cover di Due Vite ha dunque spaccato l’opinione pubblica:
da una parte chi, come Fiorello, difende il diritto di reinterpretare e sbagliare;
dall’altra chi, come Selvaggia Lucarelli, vede nel progetto un errore artistico grave e inspiegabile.
Una cosa è certa: il ritorno di Laura Pausini non è passato inosservato. E il dibattito, tra libertà artistica e responsabilità creativa, è tutt’altro che chiuso.