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MUSICA

Addio a Fausto Cigliano: ‘na voce, ‘na chitarra e ‘n poco ‘e classe

Tutto è iniziato dal sogno di comprare una chitarra…

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Fausto Cigliano

Solo il giorno dopo aver festeggiato i suoi 85 anni, Fausto Cigliano ci ha lasciati. L’elegante cantante e chitarrista napoletano è morto nella tarda serata di mercoledì 16 febbraio a Roma, dove da tempo viveva assieme alla sua seconda moglie, Rodica Aretzu. Poche ore prima, il musicista, da tempo in non perfette condizioni fisiche, aveva accusato un nuovo problema renale ed era stato ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli, ma purtroppo non c’è stato più alcunchè da fare

Fausto Cigliano: “Chitarra, amore mio”

Nato il 15 febbraio 1937, giorno di San Faustino (da cui, evidentemente, il nome di battesimo), Cigliano apparteneva a una numerosa famiglia napoletana. Rimasto orfano da bambino, dovette alternare gli studi di Ragioneria con alcuni lavoretti, sognando di raggranellare qualche decina di migliaia di lire per acquistare una chitarra, lo strumento musicale di cui si era innamorato letteralmente vedendolo in casa di un amico. Finalmente un bel giorno il sogno si avverò e, da allora e per sempre, Fausto Cigliano e la chitarra costituirono un’entità inscindibile

Anni ’50: i primi grandi successi

Bello, zazzeruto, raffinato, dal timbro vocale molto elegante, sin dal 1956, quando incise per la Cetra i primi dischi singoli (che allora uscivano in doppia edizione: 78 e 45 giri), Fausto Cigliano si mise in luce conquistando il pubblico con uno stile che alternava le canzoni napoletane classiche a quelle moderne, ma non per questo ignorando il repertorio in lingua italiana e i motivi provenienti dall’estero, cantando pure in inglese, francese e spagnolo. Nel 1958 girò un divertente film, Guardia, ladro e cameriera, accanto a Nino Manfredi e Gabriella Pallotta e per la regia di Steno, rivelando buone doti attoriali. L’anno dopo, invece, Cigliano vinse il Festival della Canzone Napoletana con una bellissima canzone scritta da Roberto Murolo, Sarrà… chi sa… , ripetuta da Teddy Reno (come a Sanremo, il regolamento prevedeva la doppia esecuzione delle canzoni in gara), e piazzò in finale il non meno valido brano Scurdammoce ‘e ccose d’ ‘o munno, sempre in coppia con il futuro marito di Rita Pavone. Nello stesso periodo, il cantante e chitarrista partenopeo cominciò anche a fare pubblicità in TV nel Carosello, reclamizzando dapprima il caffè in polvere e poi i prodotti dolciari distribuiti da una nota multinazionale svizzera

Anni ’60: un Sanremo sfortunato e i seri studi musicali

Cigliano fu protagonista delle gare canore di Sanremo e di Napoli praticamente per tutti i primi anni Sessanta. Al Salone delle Feste del Casinò ligure, in particolare, nel 1964 eseguì, abbinato al cantante del Connecticut Gene Pitney, un ottimo brano di Giorgio Calabrese e Carlo Alberto Rossi dal titolo E se domani… che però non superò le eliminatorie: come ben si sa, sarebbe stata Mina, qualche mese dopo, a valorizzarlo e a trasformarlo in un classico senza tempo della canzone italiana. Le quotazioni dell’artista napoletano calarono in Italia e si mantennero alte all’estero: fu questo un incentivo per spingere Cigliano a migliorarsi e così decise di studiare da zero la chitarra classica, avendo come docente un grandissimo concertista della 6 corde, il Maestro romano Mario Gangi. Nel frattempo, con l’esplosione della musica beat britannica e delle canzoni di protesta nordamericane, le ragazze e i ragazzi di tutta Italia cominciarono ad accostarsi alla chitarra, tanto è vero che, nel 1967, Cigliano venne invitato dalla RAI a presentare una trasmissione televisiva per i giovani sul tema, Chitarra Club, che ebbe due edizioni, una primaverile e l’altra autunnale.

Da Ossessione ’70 a un tango per Maradona: canzoni allo stadio

Fausto Cigliano amava allargare i propri orizzonti e ben presto si innamorò della bossa nova brasiliana. Da appassionato di calcio, rimanendo estasiato dalle confortanti prove della Nazionale italiana, medaglia d’argento ai Campionati del Mondo disputati in Messico nel 1970 (con la memorabile semifinale vinta per 4 a 3 sulla Germania Federale e protrattasi a quei tempi supplementari caratterizzati da continui capovolgimenti di fronte), il musicista napoletano compose e cantò un motivo proprio in stile “carioca”, dal titolo Ossessione ’70, in cui venivano citati tutti i nomi dei giocatori italiani che parteciparono a quel torneo iridato. Tra l’altro Mina, nel 1972, riprese il brano e lo inserì in un suo LP. Al calcio Cigliano avrebbe dedicato altre due canzoni, omaggio ad altrettanti campioni stranieri che vestirono la maglia del Napoli negli anni ’80: l’olandese Ruud Krol e naturalmente l’argentino Diego Armando Maradona, per il quale compose e cantò il Dieghito Tango, lanciato in occasione del primo scudetto vinto appunto dal Napoli nel 1987

Una voce, due chitarre e… Canta Napoli !

Durante gli studi e dopo il diploma di Conservatorio in chitarra classica, Fausto Cigliano e il suo insegnante Mario Gangi diedero vita a un progetto non solo discografico, ma anche concertistico, consistente nel raccontare la storia della canzone napoletana dalle origini in poi. Dopo Roberto Murolo e Sergio Bruni, Fausto Cigliano seguì questa via con 8 album che ebbero un certo successo tra gli appassionati, anche per la scelta (soprattutto nei primi volumi) di inserire piccole composizioni strumentali di autori napoletani del ‘700 e dell’ ‘800, la cui esecuzione fu la lampante dimostrazione dei notevoli progressi raggiunti dall’artista partenopeo come chitarrista esecutore. Morto Gangi, Cigliano ripropose non solo il proprio repertorio classico e moderno in versione aggiornata, ma anche si rese protagonista di un’originale iniziativa, consistente nel tradurre e cantare in napoletano alcuni “standard” del jazz nordamericano, raccolti in questa veste all’interno di un CD.

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