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Bugo e Morgan, Achille Lauro e il FantaSanremo: alle origini dei record del 2023

Momenti storici, che hanno cambiato per sempre la storia del Festival

Avatar di Marco Zoccali

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Morgan Festival di Sanremo

Le scelte di Amadeus, le canzoni, certo hanno un peso, ma il Festival del presente nasce da una serie di sfortunati fortunatissimi eventi

Potevano essere clamorosi fallimenti, segnare il flop di direttori artistici, di intere edizioni del Festival, invece hanno creato esondazioni fertilizzanti, permettendo al limo di agire lentamente e dare i suoi frutti più succosi in questo 2023. È stato il Sanremo dei record, perché è piaciuto al pubblico, ed è piaciuto al pubblico perché ha promesso e mantenuto. Cosa? Divertimento, condivisione, musica piacevole e leggerezza.

Achille, altro che tallone debole: il bacio di Rosa Chemical e Fedez non è un caso

Il Festival composto e compassato che aveva allontanato i telespettatori è stato rivoluzionato da alcuni episodi fortuiti ma incredibilmente necessari per riavvicinarlo agli italiani. Primo di questi eventi disruptivi, la partecipazione di Achille Lauro a Sanremo 2019. L’evento più iconico dell’edizione appena conclusa, il bacio tra Rosa Chemical e Fedez, nasce proprio da quell’ispirazione. La volontà di un’intera generazione di uscire dagli schemi, di sentirsi in grado di dettare le proprie regole e di “prendersi” il Festival ha avuto tra i suoi padri fondatori Achille, e si è espressa con sempre maggiore forza attraverso i Maneskin e appunto Rosa Chemical.

Bugo nell’acqua? No, tsunami di entusiasmo

Che Sanremo sarebbe senza social? Impossibile immaginarlo diverso ormai. Twitter, Instagram, TikTok e Facebook hanno unito i divani d’Italia, hanno fatto sentire comunità il pubblico e hanno dato modo anche ai detrattori di prendere parte al Festival. L’alchimia si è creata nel 2020, grazie al caso “Bugo e Morgan”, che ha scatenato l’inoltro compulsivo e il commento seriale. Il 2021 tragico, quello del Covid, quello dei palloncini pubblico dell’Ariston ha fatto il resto. Quale altro modo di viverlo insieme se non attraverso il web?

Ora sì che abbiamo fatto gli italiani

E poi il gioco, il FantaSanremo, lo strumento che ha permesso alla nuova generazione, storicamente la più lontana dalle vicende del Festival, di trovare un modo per inserirsi con decisione tra i protagonisti. Insomma, la gente voleva sentirsi rappresentata. E per questo non serviva il clima da gala, non serviva la perfezione, non servivano le formalità. Sanremo si guarda a casa in tuta, commentando, ridendo, cantando sguaiatamente, criticando. Servivano l’errore, l’imperfezione, il gioco. Perché in fondo questo ci rappresenta molto meglio di altro. Siamo fatti così noi italiani, non vogliamo gli Oscar da esportare, patinati e artificiali, vogliamo Sanremo e leggerezza da goderci in casa nostra. Massimo D’Azeglio mirava a fare gli italiani. Serviva aspettare l’era dei social, il Covid, serviva un Festival della canzone, serviva Sanremo.

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