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FantaSanremo, solo divertimento? Il gioco finisce sotto la lente della Vigilanza Rai

Non è tutto gioco quel che è social..

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FantaSanremo Vigilanza Rai

Il lato oscuro del FantaSanremo: molto più che un semplice gioco?

Tra una Papalina e un Ciao zia Mara, il FantaSanremo, gioco destinato agli appassionati di Festival della canzone italiana, è stato al centro dell’attenzione mediatica italiana per un’intera settimana al pari della competizione canora reale. E se già l’invasività dei “gesti da bonus” portati sul palco ha fatto discutere, in queste ore il dibattito si è sviluppato attorno ad ulteriori sfumature ben più serie della questione.

L’intervento di Michele Anzaldi: i vantaggi economici della concorrenza Rai

La voce che cambia il tono della discussione è quella di Michele Anzaldi, Segretario della Commissione di Vigilanza Rai, il quale ha evidenziato alcuni aspetti legati al FantaSanremo meritevoli a suo avviso di alcune valutazioni. Di tipo economico, ovviamente, ma non solo.

Quella che è nata come iniziativa ludica, fatta da appassionati per appassionati di Sanremo, è diventata, grazie al suo successo, bocconcino prelibato per gli attenti osservatori di Sky. Una partnership, quella raggiunta tra il broadcaster e gli organizzatori del FantaSanremo, dagli evidenti vantaggi economici per entrambi. Nessun problema dunque? Non proprio, visto che ne sono risultati introiti notevoli e, soprattutto, ottenuti “sulle spalle” dell’evento Rai per eccellenza.

Un’implicazione non da poco, che inevitabilmente sarà saltata all’occhio (tardi) negli uffici di Viale Mazzini. Si può permettere Rai di favorire a tal punto la concorrenza? Si può accettare di perdere (per colpevole disattenzione) il vantaggio economico legato ad un proprio show, trasformandolo in sonante opportunità per Sky? La risposta è no. Pertanto, prima che si concretizzi un bis doloroso con il FantaEurovision, qualcuno sta provando ad intervenire.

Il ruolo dei cantanti: pagati da Rai, ma “al servizio di Sky”

Lo stesso Anzaldi, aveva mosso perplessità sulla questione FantaSanremo già nei giorni scorsi. Gli artisti a sua detta si sono prestati, volenti o nolenti, a quella che è ritenuta “un’operazione pubblicitaria occulta”, e si domandava inoltre quanta consapevolezza vi era in Pippo Baudo circa l’utilizzo del suo nome per identificare la “moneta” ufficiale del gioco.

Dubbi e analisi lecite, che per quanto possano essere state stimolate, in parte, da un certo fastidio per il mancato “sfruttamento” economico del passatempo, sottolineano come anche le dinamiche più giocose possano avere conseguenze di rilievo per la rete pubblica.

Dargen D'Amico FantaSanremo

FantaSanremo e ludopatia: un legame più stretto di quanto possa sembrare?

Altro elemento da valutare: l’impatto del FantaSanremo sul target più giovane di partecipanti, stimolati ad avere un’interazione ludica che rassomiglia nelle dinamiche al gioco d’azzardo. Questo almeno secondo Remigio Del Grosso, Rappresentante AgCom nel Comitato Media e Minori. Intervistato da vigilianzatv.it, ha detto: “Sono decisamente contrario a tutti i giochi inventati per incrementare le visite al proprio sito web per pubblicità e che richiamano in qualche modo il deleterio e pernicioso sistema di scommettere su qualsiasi cosa”. L’assuefazione alle pratiche bet è ciò che scatena timori in Del Grosso e per quanto a taluni possa sembrare esagerato il paragone, è pur vero che la ludopatia minorile è un fenomeno da non sottovalutare.

Il FantaSanremo non è il Fantacalcio

Ora, inchiodare al muro il FantaSanremo non risolverà l’atteggiamento comunque ampiamente permissivo circa il gioco d’azzardo regolamentato del Paese, né colpevolizzare i suoi ideatori per aver accettato di guadagnare dalla loro creazione legandosi commercialmente a Sky risolverà chissà quali problemi sedimentati, resta da dire però che una differenza sostanziale concreta tra quanto accaduto durante le settimane di Festival e altri simili giochi, come ad esempio il Fantacalcio, c’è.

Nel contesto di una gara canora, votata da 3 giurie (una delle quali composta dal pubblico televotante), il potere dei protagonisti, i cantanti, di condizionare i risultati è ben più impattante della volontà di un calciatore di realizzare un gol. Ibrahimovic non sceglierà mai di segnare un gol o meno solo per rendere felici i suoi fantallenatori. Sangiovanni e co. hanno potuto invece “accattivarsi” il favore del pubblico (ripetiamo, giuria votante ai fini della gara reale) aderendo a meccanismi esterni al Festival stesso. Un po’ di contorsione c’è e gli effetti, seppur in buona fede, possono essere rilevanti e anche indesiderati. L’attenzione posta in sostanza è sacrosanta per un organismo come quello della Commissione Vigilanza Rai.

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