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I selfie con la vedova, la pubblicità inopportuna e la gara all’aneddoto: così se ne va Maurizio Costanzo

Cosa ci sta insegnando la morte di Maurizio Costanzo?

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Maurizio Costanzo funerali

Ci ha pensato, questo è certo.

Chissà quante volte in vita sua Maurizio Costanzo ha fatto viaggiare l’immaginazione verso il giorno che oggi è diventato triste realtà. Chissà quando, se dopo esservi scampato miracolosamente nel maggio 1993, se negli ultimi mesi, se nei giorni di maggiore tristezza o in quelli di maggiore orgoglio e curiosità. Chi lo sa come? Se con un sorriso dolce e amaro, se con un sospiro di rancore per l’ineluttabile, se facendo scendere una lacrima o se provando a scacciare nervosamente quelle immagini. Ci ha pensato, questo è certo, perché chi ha vite tanto piene di pensieri e ragionamenti, chi mai si concede una tregua dal confronto con sé stesso, chi ha incessante brama di conoscenza, infine arriva lì, all’immaginare la propria fine.

L’affetto poteva sicuramente darlo per scontato.

Era del 1938 Maurizio. Ma non è mai rimasto un uomo di quell’annata. È rinato tante volte, si è rinnovato, ha raggiunto il futuro prima che questo diventasse presente. Così ha scritto pagine rilevanti della storia del Paese. Chissà se questo giorno, quello in cui l’Italia intera ha assistito ai suoi funerali, quell’uomo se lo immaginava così. L’affetto poteva sicuramente darlo per scontato. Quello della sua Maria, dei suoi figli, dei pochi veri amici e dei tanti, tantissimi conoscenti. Poteva sicuramente comprendere quanto grande sarebbe stata la folla di sagome lacrimanti ad accoglierlo in chiesa. Probabilmente immaginava con esattezza anche il racconto che ne sarebbe stato fatto dai giornali, dalle radio, dalla tv. Sapeva che la televisione, quell’amato piccolo schermo, avrebbe visto alternarsi tutti i suoi protagonisti per parlare di lui.

L’unico limite: l’indecenza dei selfie chiesti a Maria.

Ciò che davvero non avrebbe mai potuto immaginare, perché l’indecenza supera a volte il più estremo limite dell’ipotizzabile, erano i selfie ai quali Maria ha invece dovuto piegarsi. Inoltre non avrebbe potuto, o più verosimilmente voluto, assistere alla gara sottile e velata alla quale hanno dato vita alcuni volti noti dello spettacolo per vantare l’aneddoto più intimo o la conoscenza più datata o i progetti più condivisi. Avrebbe forse riso, invece, delle dinamiche televisive totalmente sconvolte per causa sua. “La Rai ha iniziato prima lo speciale, Mediaset in ritardo”, “I funerali dovevano farli raccontare da questa conduttrice, non dall’altra”, “La pubblicità ha fatto perdere a Verissimo l’abbraccio tra Maria e Pier Silvio”, tutte frasi che in questi giorni si sono sprecate, sono state avvolte di una parvenza di senso e brutalmente gettate nell’immenso mare del commento inutile.

Chissà…

Chissà cosa ha pensato Maurizio Costanzo, cosa ha sentito nelle sue ultime ore di vita, se una paura pietrificante o una fiducia indomabile, se una nostalgia commovente o una stanchezza fin troppo seducente. Non avremo risposta, ma a volte, come ci ha insegnato proprio Maurizio, è più importante avere domande. La prima e spontanea, in chi scrive, nata dall’elaborazione dei fatti degli ultimi 3 giorni, è la seguente: chissà perché l’atto conclusivo della vita viene celebrato apparentemente con più clamore e attenzione e intensità ed emozione di tutto ciò che vi è stato prima?

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