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Il monologo di Francesca Fagnani al Festival di Sanremo 2023

Il monologo di Francesca Fagnani, seconda co-conduttrice al Festival di Sanremo 2023

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Il monologo di Francesca Fagnani al Festival di Sanremo 2023

Un monologo di tutt’altra portata quello di Francesca Fagnani che, sul palco del Festival di Sanremo 2023, non ha voluto scrivere a se stessa come Chiara Ferragni ma ha voluto prestare la sua voce al disagio vissuto all’interno delle carceri, soprattutto le carceri minorili.

La giornalista a Sanremo con un discorso sull’importanza della rieducazione del detenuto in carcere

Ha difeso a spada tratta il monologo autoreferenziale di Chiara Ferragni in conferenza stampa, ma quando Francesca Fagnani arriva sul palco del Festival con il suo discorso è tutta un’altra storia. La Fagnani ha voluto anteporre al suo ruolo di co-conduttrice al Festival e anche alla sua fama di conduttrice di Belve la sua carriera da giornalista, il suo impegno sociale. È forte il monologo della Fagnani, una puntuale e concisa riflessione sull’importanza della funzione rieducativa all’interno delle carceri.

“Lo Stato non deve essere meno attraente dell’illegalità”

C’è sempre un vuoto, una mancanza alle spalle di chi sceglie l’illegalità alla giustizia. Una lacuna culturale, un vuoto affettivo e familiare, una solitudine. Dopo aver letto uno scambio di battute tra un detenuto e un direttore, così la Fagnani si è lasciata andare ad una riflessione su un tema che conosce e maneggia perfettamente. “Hanno picchiato, hanno rapinato, hanno ucciso, ma quando gli chiedi perché l’hanno fatto non hanno la risposta anche se la vorrebbero, la risposta non c’è ed è inutile cercarla. Bisogna andare al giorno prima, al mese prima, alla vita prima“, così la Fagnani.

Il monologo di Francesca Fagnani al Festival di Sanremo 2023

Una riflessione generale che entra poi nello specifico, toccando da vicino la realtà del carcere minorile: “Hanno 15 anni e gli occhi pieni di rabbia e vuoto, hanno 18 anni e lo sguardo perso oppure sfidante. Hanno occhi che chiedono aiuto ma non sanno quale aiuto né a chi chiederlo. La scuola l’hanno abbandonata ma nessuno li ha cercati“, continua la giornalista. Fa pensare la risposta alla domanda che lei stessa ha posto a detenuti adulti: “Cosa cambieresti? Andrei a scuola. Perché è solo tra i banchi di scuola che puoi vedere una vita alternativa a quella che per te gli altri hanno scritto“.

Abbandonato il discorso diretto, prende poi la parola la Fagnani: “In Italia salvo qualche bella eccezione, la prigione serve solo a punire il colpevole e non serve a rieducare o reinserire nella società chi ci entra – la denuncia – [..] Se non faremo in modo che chi esce dal carcere sia meglio di come ci è entrato sarà un fallimento per tutti. Conviene a tutti che il rapinatore o lo spacciatore, una volta fuori, cambi mestiere“.

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