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Storia di chi parte e di chi resta: «La fabbrica dei desideri» di Valeria Gallina
Un romanzo ambientato nella Torino operaia del primo Novecento che racconta famiglie, migrazioni, lavoro femminile e sogni ostinati di riscatto.
Torino 1910, una città che cambia
Indice dei contenuti

La fabbrica dei desideri di Valeria Gallina accompagna il lettore in una Torino del 1910 viva, contraddittoria, attraversata dal rumore delle fabbriche e dalle speranze di chi lascia le campagne per cercare un futuro migliore. La città non è semplice sfondo, ma presenza attiva: strade, cortili, cascine e opifici diventano parte integrante della narrazione, come se Torino stessa fosse un personaggio.
È una città che cresce, si industrializza, attira famiglie in difficoltà e al tempo stesso impone sacrifici durissimi, soprattutto alle donne.
Caterina e i figli: partire per sopravvivere
La protagonista adulta del romanzo è Caterina, vedova con tre figli – Giulia, Angelo e il piccolo Franco – costretta a lasciare la cascina sulla collina per trasferirsi in città. La nuova casa, chiamata I Glicini, diventa presto un microcosmo di solidarietà, amicizie e seconde possibilità, dove i destini della famiglia si intrecciano con quelli di nuovi vicini.
È una storia di partenze forzate, ma anche di radici che lentamente si ricostruiscono, tra difficoltà economiche e legami umani che suppliscono alle mancanze materiali.
Giulia e la fabbrica: lavoro, indipendenza e sogni

Giulia ha solo quindici anni quando entra a lavorare nella fabbrica di cioccolato Moriondo e Gariglio. Le sue mani fredde, adatte a incartare i cioccolatini, le garantiscono un impiego che diventa presto molto più di una necessità: è il primo passo verso l’indipendenza.
La fabbrica è per Giulia una seconda casa, luogo di amicizie femminili, di consapevolezza e anche di prime emozioni amorose. Ma è anche il simbolo di una generazione di donne che scopre di poter desiderare qualcosa di più, non solo come lavoratrici, ma come persone.
La fabbrica dei desideri di Valeria Gallina: Donne, istruzione e riscatto sociale
Uno dei temi centrali del romanzo è il ruolo delle donne nel primo Novecento. Giulia lavora, ma non rinuncia allo studio: frequenta le scuole serali, convinta che l’istruzione sia la vera chiave per cambiare il proprio destino. Accanto a lei, Caterina ritrova dignità e forza nel lavoro di sarta, instaurando un rapporto di rispetto e solidarietà con Adele, modista dell’alta società torinese.
La fabbrica diventa così il luogo di una trasformazione collettiva: le donne dimostrano di poter occupare ruoli produttivi fondamentali, soprattutto durante la guerra, salvo poi essere costrette a fare un passo indietro al ritorno degli uomini dal fronte.
Chi resta e chi sogna altrove
Non tutti i personaggi scelgono la stessa strada. Angelo, fragile ma creativo, trova lavoro alla Fiat, simbolo dell’industria nascente, ma decide di abbandonare la sicurezza del posto fisso per inseguire il nascente cinema. Giuseppe, con il suo talento per il disegno, trasforma una passione in professione.
Attorno a loro si muove un’intera comunità che prova, ognuna a modo suo, a reinventarsi. È la storia di chi resta e di chi parte, di chi affronta la guerra in trincea e di chi combatte ogni giorno contro la fame e la paura.
Una scrittura che accompagna
La forza di La fabbrica dei desideri di Valeria Gallina sta anche nello stile: elegante, scorrevole, mai didascalico. L’autrice intreccia vicende private e grandi eventi storici con naturalezza, restituendo la durezza della vita senza rinunciare alla speranza.
È un romanzo che prende per mano il lettore e lo accompagna, pagina dopo pagina, dentro vite comuni fatte di fatica, legami autentici e piccoli atti di coraggio.
Un romanzo che parla anche di noi
Dedicato «alle donne della mia famiglia», La fabbrica dei desideri è un libro che profuma di memoria e umanità. Racconta una storia del passato che risuona nel presente, perché le paure, i desideri e la voglia di riscatto di ieri non sono poi così diversi da quelli di oggi.
Un romanzo intenso e autentico, capace di emozionare senza forzature, ideale per chi ama le saghe familiari e le storie in cui la Storia entra nelle case, nei lavori e nei sogni delle persone comuni.