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La “pastasciutta” di Bonucci

“Ne dovete mangiare ancora di pastasciutta. Ancora ne dovete mangiare”

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Poco dopo l’ultimo rigore che ha regalato, in quel di Wembley, la leggendaria vittoria all’Italia contro la perfida Albione, Leonardo Bonucci, il libero goleador, ha trovato un modo piuttosto originale e goliardico per festeggiare e scaricare tutta la tensione accumulata in campo. Con il fedele compagno bianconero di sempre, capitan Chiellini, Leo si è divertito a canzonare l’Inghilterra su una tematica universale, che sta a cuore a tutti: la cucina.

Urlando a squarciagola agli “sportivi” tifosi inglesi – inventori nell’Ottocento del fair play, ma che intanto hanno fischiato l’inno di Mameli, gettato via dal collo le medaglie d’argento e inveito razzisticamente contro i loro rigoristi di colore “colpevoli” di aver sbagliato i penalties – che avrebbero dovuto mangiare ancora tanta di pastasciutta e maccheroni nostrani. Un modo barocco per mettere il dito nella piaga e far continuamente tornare alla mente, anche seduti a tavola, agli sconfitti inglesi, che l’invitta Italia non solo è campione d’Europa a loro discapito, ma chissà quanto tempo ancora dovrà passare prima che un trofeo prenda la via di Trafalgar Square. Parecchi tifosi inglesi, piccati dallo sfottò del nostro rigorista-cecchino, hanno commentato superbamente sui social che loro preferiscono piatti saporiti, non la pasta “asciutta”, credendo e un po’ sperando che fosse quella in bianco e insipida servita nelle cliniche per lungodegenti. Allora spetta a me dare loro il “colpo di grazia”. My dear English friends volete sapere come mai viene chiamata “pastasciutta” pur se sguazza nel gustoso – altro che bianca e insapore! – pomodoro o in altri sughi?

Pastasciutta andata e ritorno: la genesi del sapore

L’origine del nome risale agli inizi del secolo scorso, quando il termine maccheroni inizia ad essere affiancato da pastasciutta e spaghetti, e fa riferimento al metodo classico, napoletano e poi divenuto patrimonio dell’intera penisola, di cucinare la pasta. Procedimento che prevede prima la cottura in acqua salata portata in ebollizione e poi la scolatura, con l’aiuto di una schiumarola. La pasta, quindi, da bagnata diventa asciutta, per poi essere condita con diverse saporite salse che danno il nome al pasto. Certo è che questa sconfitta è stata davvero indigesta e bruciante per i sudditi di Elisabetta II!

Ora per “colpa” di Bonucci, oltremanica di pastasciutta non ne vorranno vedere per un bel po’, se è vero che subito dopo la disfatta, secondo un’analisi di mercato, gli acquisti di pasta dei cittadini britannici sono crollati di un quarto, con quantitativi che non sono mai stati così bassi negli ultimi cinque anni. Peggio per loro. Rimarranno tristi e malinconici per più tempo, senza i maccheroni, sorridenti e felici. Avete letto bene, e la prova della “gaiezza” arriva come quasi sempre dall’antichità. Nel dizionario greco di Esichio di Alessandria, lessicografo vissuto nel V secolo dopo Cristo, il vocabolo makaira corrispondeva ad un cibo fatto di brodo e di farina d’orzo. Collegando questa radice etimologica con quella di mákar, che significa “beato” e pensando che questa mistura veniva usata nelle cerimonie religiose in onore dei beati, alcuni vi trovarono la vera origine di un cibo che tante volte è parso divino, rendendo felice chi lo mangiava.

Non (vi) resta che fish & chips

Sarà un caso, ma a differenza degli inglesi, noi “mangiatori di pastasciutta” siamo felici e non soltanto per l’ovvietà della vittoria trionfale, ma perché sappiamo sudare e soffrire insieme, fare gruppo e stringerci a coorte sulle note del Canto degli Italiani e ascoltare con doveroso rispetto il God Save the Queen dei maestri del calcio. Dopo la parata decisiva del portierone azzurro, tutti i tifosi inglesi sugli spalti avevano espressioni del viso somiglianti a quelle dei merluzzetti lessi: la sconfitta a volte porta anche alla somatizzazione trasfigurante della fisionomia. Poco male… riprenderanno tristemente a mangiare il loro tipico piatto, il fish & chips, fatto proprio di filetti di quel pesciolino in pastella, con patate. 

Ladies and gentlemen, col vostro permesso vado in trattoria ad ordinare all’oste un felice piatto di pastasciutta al ragù. Buon appetito!

Roberto De Frede è avvocato, scrittore, amante degli studi umanistici nonché attento osservatore del mondo contemporaneo con uno sguardo imprescindibile alla storia, maestra di vita.

“È importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita

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