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La pizza di Briatore è troppo cara? La polemica e la risposta di Gino Sorbillo

Continua la polemica sul costo della pizza di Briatore, e ora nel dibattito si inserisce la voce di Gino Sorbillo

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Pizzeria Gino Sorbillo e Flavio Briatore

Briatore, di nuovo polemica sul prezzo della sua pizza: risponde Gino Sorbillo

La pizza di Flavio Briatore è cara o costosa? Ce lo siamo domandati una settimana fa alla luce della nuova e sterile polemica che preso di mira il Crazy Pizza dell’imprenditore, ristorante a Roma. In quell’occasione sullo scontrino si dibatteva del costo delle insalate, ma la pizza oltre ad essere un piatto forte è sempre stata criticata, specie nei locali di Briatore. “Quindici euro per una margherita, ma il prezzo sale se si sceglie una pizza con più ingredienti o con un condimento esclusivo” aveva commentato Briatore. Ed è arrivata la risposta di Gino Sorbillo, e di tutta Napoli.

Gino Sorbillo a Napoli: la risposta all’imprenditore

La pizza non si tocca, così come il suo prezzo. La pizza, patrimonio dell’UNESCO, deve rimanere fedele alla tradizione e sposare sempre i valori che promuove. Per rimanere patrimonio di tutti, la pizza, non può ergersi ad essere esclusiva di per sé, per sua stessa natura. A ribadire il concetto entrando così nel vivo di una polemica che lo contrappone al pensiero di Flavio Briatore, che dell’esclusività ha fatto invece il suo marchio di fabbrica, è il celebre re della pizza Gino Sorbillo. “La pizza deve restare un prodotto per tutti, venderla a 65 euro è un’offesa alla tradizione“, le parole di Sorbillo a RTL 102.5 Non Stop News. “La nostra pizza è venduta a bambini, ad anziani, a giovani, a disoccupati. – il commento di Sorbillo – Tutti devono aver diritto a una semplice pizza. Poi è normale che nel menù ci possono essere pizze più costose, ma le pizze basiche devono essere accessibili a tutti“.

Pizzeria Gino Sorbillo

Una questione di filosofia tra Briatore e Sorbillo

Non è invece delle stesso pensiero Briatore che già giorni fa è ritornato sul caso “pizza al Patanegra”, ribadendo i cardini della sua filosofia: “Che ci mettono dentro? – domanda l’imprenditore ad un tu generico – Devono pagare il fornitore, l’IVA, pagare le tasse. O vendi 50mila pizze al giorno o non capisco“. Una battaglia che come si evince non si limita ad essere circoscritta ad un costo ma più ampiamente ad una vera e propria filosofia commerciale.