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La svalutazione del Denaro: pensieri sull’arresto del boss dei boss

Come un gol della bandiera al 90esimo minuto…

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Matteo Messina Denaro

La partita tra Stato e Mafia ha ancora un senso?

Sono serviti 30 anni all’Italia per vedere Matteo Messina Denaro in mano alle Forze dell’Ordine. In realtà gli anni sono di più, perché prima dei 3 decenni di latitanza ne era trascorso almeno un altro di carriera criminale. Il tempo non è rimasto però sospeso, gli innumerevoli giri di orologio hanno sfumato la figura del latitante da record e la sua odierna cattura non ha, inevitabilmente, lo stesso effetto che avrebbe avuto se fosse giunta prima. Il Denaro tanto bramato per anni, una sorta di “tesoro” irraggiungibile e mistico, una volta trovato si è manifestato come un doblone arrugginito. Si è svalutato, come altre monete.

La moneta più preziosa ora cosa compra? La svalutazione di Matteo Messina Denaro

Cosa può importare alla società degli anni Duemila, tutta dedita a pensare a bollette, saldi, social, Totti e Ilary, Zelensky a Sanremo e tante altre simili cose? Che effetto dovrebbe avere la cattura di Matteo Messina Denaro, boss dei boss, latitante per metà della sua vita? Oltre agli applausi alle Forze dell’Ordine, oltre alla parvenza di giustizia che seppur in ritardo alla fine arriva, che cosa avrebbero dovuto fare gli italiani una volta osservate le immagini del criminale sulla camionetta dei Carabinieri?

In merito al riconoscimento del traguardo raggiunto dalle forze dell’ordine possiamo fare un paragone sportivo. Dopo un gol, l’esultanza sembrerebbe naturale, ma in realtà l’effetto sul tifoso è ben diverso a seconda che questo arrivi su un risultato di parità o dopo averne incassati 4 e con la partita ormai giunta al termine. L’arresto di Matteo Messina Denaro, fosse giunto nel 1994 avrebbe certamente scatenato l’entusiasmo di chi riteneva che la partita avesse ancora un senso. Dopo 30 anni, con il 90esimo minuto già largamente superato, pare più che altro un gol della bandiera.

Dubbi leciti e certezze necessarie: la palla passa allo Stato

Inoltre, la partita, non si è mai giocata davanti agli occhi del pubblico, ma a porte chiuse. Le trame delle squadre, per quanto possibili da ipotizzare, non si sono mai svelate a pieno, pertanto è naturale che abbia preso piede uno scetticismo di fondo sulla regolarità o meno del confronto.

Non stupiamoci se si parla ora di complotti, di accordi, se sui social spopola la mappa che mostra la distanza dalla clinica frequentata da Denaro e la sede della DIA. Lo Stato avrebbe potuto o quantomeno dovuto fare qualcosa in più, se non in termine pratico almeno in quello della narrazione. Avrebbe dovuto far capire al pubblico l’importanza ancora alta della partita e la necessità di realizzare questo gol. Non è avvenuto. Il pubblico ha smesso di tifare e quasi di seguire questo sport. C’è del lavoro da fare, affinché lo Stato non diventi una squadra senza seguito.

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