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MUSICA

Natale 1977: l’inizio della fine dei Sex Pistols

Quel 25 dicembre in cui la band decise di devolvere l’intero incasso ai Vigili del Fuoco

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Sex Pistols oggi

I Sex Pistols: la rivelazione punk che sconvolse la gioventù britannica

È il pomeriggio di domenica 25 dicembre 1977 e in un locale di Huddersfield, città dello Yorkshire occidentale sita tra Leeds e Manchester, si esibisce un quartetto rock inglese che da tempo sta facendo parlare di sé in quanto fa di una trasgressione totale, efferata, estrema la propria bandiera. Si tratta dei Sex Pistols, gruppo che più degli altri si lega al fenomeno del punk, rivelazione dell’anno sia in ambito musicale che in quello del costume. I quattro ragazzi si chiamano John Lydon in arte Johnny Rotten (voce solista), Steve Jones (chitarra), Paul Cook (batteria) e il nuovo arrivato John Simon Ritchie detto Sid Vicious, appena ventenne (basso elettrico), subentrato a Glen Matlock. Il loro produttore e impresario si chiama Malcolm McLaren ed è un attento osservatore di ogni novità “di rottura” destinata a coinvolgere la gioventù britannica e internazionale, che sia nel campo della moda o anche in quello della stessa musica rock.

I Sex Pistols e il loro “scacco alla Regina” in musica

Da mesi tutto il Regno Unito parla e sparla dei Sex Pistols. Proprio in coincidenza con il giubileo per i 25 anni di regno di Elisabetta II, i quattro giovani e impertinenti musicisti hanno pubblicato una canzone intitolata God save the Queen, brano dal sapore crudelmente anarchico, repubblicano e dalle premesse pessimistiche. Rivolgendosi direttamente ai sudditi di Sua Maestà, soprattutto i più giovani, con voce dura e cattiva, Rotten afferma cantando addirittura che, perdurando una monarchia identificata alla stregua di un regime fascista, “non c’è futuro per voi, non c’è futuro per me”. Sinceramente, per la BBC e per i benpensanti britannici, è troppo. Partono le censure radiotelevisive, totali o parziali (il disco può essere trasmesso solo a tarda sera o in ore notturne, quelle di basso ascolto), ma succede quello che succede sempre in casi del genere: la pubblicità favorisce un netto aumento delle vendite dapprima del 45 giri e poi dell’album che contiene la canzone, quel Never mind the bollocks che segna il passaggio delle consegne al basso tra Matlock (compositore della musica dell’inno anti-reale) e appunto Sid Vicious.

Quel benefico “canto del cigno” natalizio per il pubblico inglese e le successive disavventure nordamericane (con tragico finale)

Quella “pomeridiana” natalizia di Huddersfield ha luogo per una nobile causa sociale: i Sex Pistols devolvono l’incasso della loro esibizione in favore delle famiglie dei locali Vigili del Fuoco, da tempo impelagati in una complicata vertenza sindacale che impedisce loro di guadagnare con regolarità. Nessuno sa che quello sarà l’ultimo concerto che Rotten, Vicious e i loro due sodali terranno in Inghilterra (e in generale in Gran Bretagna): li attendono gli Stati Uniti per una tournée dai contorni bizzarri che causerà lo scioglimento del complesso. Sid resterà Oltreoceano assieme alla sua compagna Nancy, fan della prima ora dei Pistols (quando cioè il quartetto si chiamava con altro nome). La ragazza verrà misteriosamente uccisa e Sid sarà sulle prime ingiustamente incriminato; lo strumentista verrà scagionato da ogni accusa, ma il dolore sarà tale da spingerlo, il 2 febbraio del 1979, ad iniettarsi una dose mortale di eroina avuta dalla mamma (tossicodipendente anche lei). Calerà così definitivamente il sipario sulla storia dei Sex Pistols e ne subentrerà una leggenda senza tempo, intervallata di tanto in tanto da alcuni ritorni sulle scene di Rotten e Jones, accompagnati da musicisti più giovani, ma solo per motivi di occasionali retrospettive.

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