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Paolo Borsellino: 82 anni fa nasceva l’eroe che dedicò la vita alla giustizia

Oggi l’anniversario della nascita del magistrato

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Falcone Borsellino

Oggi, 19 gennaio, il magistrato Paolo Borsellino avrebbe compiuto 82 anni. Nacque a Palermo, nel quartiere della Kalsa, detto anche Tribunali, vicino a Piazza Magione

Borsellino si distingueva per essere un tipo battagliero. Lo era stato fin dai tempi della scuola, il liceo classico Giovanni Meli. In quel periodo pubblicava sul giornalino liceale articoli molto seri in cui criticava il sistema scolastico. Lo racconta un suo compagno di scuola più giovane, il futuro onorevole Pietro Grasso. Nel 1962 si laureava in Giurisprudenza con lode, l’anno dopo vinceva il concorso in magistratura, ottenendo poi diversi incarichi in tutta la Sicilia, per approdare infine al tribunale dove approfondì la conoscenza di Giovanni Falcone.

Il matrimonio e l’omicidio Basile

Nel frattempo, nel 1968 aveva sposato Agnese Piraino Leto, una donna che gli stette accanto fino alla morte e oltre. Ebbero tre figli: Lucia, Fiammetta e Manfredi. Agnese morì nel 2013, dopo una lunga malattia, con la foto del marito fra le braccia. In quegli anni, Borsellino collaborava con il giovane comandante dei Carabinieri di Monreale, Emanuele Basile. La sera del 3 maggio 1980 stava tornando dalla processione per la festa del patrono. Ma qualcuno lo aspettava sulla soglia di casa. Un killer con due complici, assoldati dalla mafia, gli sparò, incurante della bambina di quattro anni che era lì con lui. Al termine di un travagliato percorso giudiziario, che vide giudici uccisi o minacciati di morte, vennero emesse sentenze di ergastolo per i mandanti, di cui il principale era Salvatore Riina, capo del clan dei corleonesi.

Paolo Borsellino

La collaborazione con Falcone e il pool antimafia

Intanto, anche Falcone si era trasferito a Palermo, dove raccoglieva prove per il processo al costruttore edile Roberto Spatola. Falcone indagava, inoltre, sulle guerre fra mafie, che riportarono un bilancio di oltre 1200 vittime nei primi anni ottanta. Borsellino e Falcone cominciarono a scambiarsi informazioni e, subito dopo, vennero entrambi chiamati a far parte del pool antimafia, voluto dal magistrato Rocco Chinnici. A capo del pool c’era il ben noto Antonino Caponnetto, magistrato che era stato scelto dal Csm dopo l’omicidio di Chinnici.

Il risultato fu un momento d’oro per la lotta alla criminalità organizzata. il 29 settembre 1984 vennero spiccati 366 mandati di arresto, molti dei quali erano stati possibili grazie alle confessioni dei “pentiti di mafia”. Fra loro il più noto è Tommaso Buscetta, che voleva vendicarsi di Riina, dopo aver perso molte persone a lui care nella guerra fra cosche.
Gli attentatori di Capaci avevano certamente in mente il maxiprocesso quando agirono, il 23 maggio 1992, in uno dei giorni più neri della nostra storia recente.

Gli ultimi 57 giorni

Da quel momento, Paolo Borsellino seppe con certezza di essere un uomo morto. Il 19 luglio 1992, meno di due mesi dopo Capaci, Paolo Borsellino doveva andare in vacanza dopo mesi di lavoro ininterrotto a Villagrazia di Carini, dove l’avrebbero presto raggiunto la moglie e il figlio Manfredi. Decide di fare una deviazione lungo la strada, per andare a trovare la madre in via D’Amelio. Fra le auto sotto la casa, c’era una Fiat imbottita di tritolo, che esplose, uccidendo il giudice e la scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Fra gli agenti sopravvisse solo Antonino Vullo, che si era allontanato per parcheggiare.

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