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Cinema e Teatro

“Pinocchio” secondo Luigi Comencini: 50 anni fa la prima visione TV

Una storia immortale ed un cast d’eccezione: così Pinocchio di Comencini conquistò l’Italia

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Pinocchio Comencini

Da quel momento in poi, Pinocchio non è stato più lo stesso

La sera di sabato 8 aprile 1972, poco dopo le 21,00, sul Programma Nazionale TV della RAI (ossia l’odierna Rai1), aveva inizio l’attesa versione televisiva de Le avventure di Pinocchio, trasposizione del racconto di Carlo Lorenzini (detto Collodi) ben diretta da Luigi Comencini. Si trattava di un’edizione leggermente rielaborata della Storia di un burattino, anche per esigenze di natura strettamente visiva, ma lo spirito del romanzo originario non veniva tradito in alcun modo. D’altronde, ciò era quanto si prefiggevano lo stesso Comencini e la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico sin dall’inizio della redazione del copione, destinato poi ad essere snocciolato in cinque puntate.

Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco e Ciccio: un cast stellare

Non fu molto difficile abbinare ai personaggi del libro per bambini più noto al mondo dei volti di attori in grado di calarsi non solo con professionalità, ma pure in maniera quasi iconica nei ruoli assegnati, sicchè Nino Manfredi interpretò Geppetto, Gina Lollobrigida impersonò “la Bella Bambina dai Capelli Turchini”, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia divennero inevitabilmente il Gatto e la Volpe. Tra i comprimari figurarono l’attore napoletano Ugo D’Alessio nel ruolo di Maestro Ciliegia (doppiato però con accento toscano da Riccardo Billi, a propria volta impegnato nell’interpretazione dell’Omino di Burro, il guidatore del carro diretto nel Paese dei Balocchi), lo statunitense Lionel Stander nei panni di Mangiafoco e nientemeno che Vittorio De Sica nel “cameo” del Giudice di Acchiappacitrulli.

Pinocchio: Andrea Balestri, un vero monello toscano

E Pinocchio? Comencini e Cecchi D’Amico intuirono che l’unica via da seguire, variando la trama originale, era quella di far anticipare l’ingresso della Fata Turchina perché trasformasse il burattino subito in bambino (e non alla fine della storia), salvo poi riportarlo alle lignee fattezze in caso di monellerie. Così il protagonista venne trovato in un bambino di Pisa, Andrea Balestri, classe 1963, un tipetto impertinente e assai discolo: insomma, l’ideale. Spesso litigioso con la Lollo e troppo giocherellone con regista, tecnici ed altri attori, Andrea dovette beccarsi uno schiaffetto da Comencini in persona per riuscire a piangere in modo naturale durante la scena della lapide che annuncia la finta morte della Fata. Per il personaggio di Lucignolo, invece, Comencini si ricordò di Domenico Santoro, un bambino napoletano incontrato poco prima, durante la realizzazione dell’inchiesta I bambini e noi, trasmessa dalla RAI-TV nell’autunno del 1970.

La “febbre” di Pinocchio

Le avventure di Pinocchio fu una coproduzione tra gli organismi televisivi di Italia e Francia, la tedesca Bavaria Film e la Sanpaolo Film, richiedendo quasi tre anni di lavorazione (dal luglio 1969 ai primi di marzo del 1972). Le riprese ebbero luogo non in Toscana, ma nel Lazio, tra il territorio di Viterbo e quello di Roma. Naturalmente la prima visione televisiva italiana fu in bianco e nero, pur se il girato era a colori: lo schema visivo originario venne mostrato ai nostri telespettatori in occasione della prima replica, trasmessa tra il marzo e l’aprile del 1978.

Con la collaborazione della filiale europea della Metro-Goldwyn-Mayer, venne distribuita nei cinema una versione sunteggiata del lavoro di Comencini. Anche il commento musicale, assai struggente, composto da Fiorenzo Carpi, ottenne un grande successo, rimanendo memorabile. Nel contempo fiorì tutto il “marketing” del caso: l’album di figurine Panini con le varie sequenze del telefilm; una serie di pupazzi cartonati allegata alle scatole dei più noti biscotti per l’infanzia; perfino il rilancio di un lungometraggio a cartoni animati uscito pochi mesi prima e realizzato dal disegnatore fiorentino Giuliano Cenci, Un burattino di nome Pinocchio, con la voce narrante di Renato Rascel. Inoltre, tutte le case editrici italiane ristamparono la loro edizione del romanzo collodiano. Insomma, possiamo dire che la primavera ed anche l’estate del 1972 trascorsero praticamente nel nome di Pinocchio.

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