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MUSICA

“Samarcanda” di Roberto Vecchioni: la macabra filastrocca del soldato cavaliere

La tragica ispirazione e il successo di un brano simbolo della carriera di Roberto Vecchioni

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Roberto Vecchioni Studio

Una canzone che in molti non interpretano nella maniera corretta: storia di Samarcanda

Nel 1977, Roberto Vecchioni è già da anni un autore e cantautore ben noto: per tanto tempo ha alternato composizioni di motivi scanzonati e di facile ascolto lanciati da complessi come I Nuovi Angeli ad album più impegnati e ricchi di spunti, interpretati da lui stesso: Parabola, Ipertensione, Elisir. Inoltre suscita grande curiosità il fatto che egli svolga regolarmente attività di docente di Latino e Greco nei Licei Classici, il che non è poco.

Dalla morte del padre di Vecchioni al racconto di John O’ Hara: questa la genesi di Samarcanda

In quel 1977 viene a mancare il papà Aldo, commerciante napoletano trapiantato in Lombardia e persona assai estrosa e particolare: Roberto Vecchioni ne è traumatizzato e decide di impostare il nuovo album con canzoni accomunate da temi come l’addio, la separazione, il distacco.

Un giorno gli ritorna in mente il racconto di un signore statunitense di una certa età, incontrato casualmente molti anni prima all’Harry’s Bar di Venezia: è il riassunto di un lavoro teatrale di William Somerset Maugham, The Sheppey, citato da John O’ Hara nel romanzo Appuntamento a Samarra. Vi si parla di un servitore che, al mercato di Bagdad, incontra la morte sotto le mentite spoglie di una donna. Il canta-professore milanese elabora un tema orientaleggiante, dando al testo (e relativa melodia) un andamento degno di una filastrocca dai contorni macabri e cambiando per esigenze metriche la località della vicenda da Samarra a Samarcanda. Qui è un soldato che, al termine di una grande festa per la fine di una guerra, viene terrorizzato da una “nera signora” che lo guarda in maniera maligna e quindi corre ai ripari, procurandosi un cavallo e fuggendo fino a Samarcanda, ma l’arcigna figura riesce in qualche modo a stanarlo poco prima dell’arrivo. Eppure “non è poi così lontana Samarcanda…” e il soldato prosegue la sua corsa disperata per sfuggire una volta di più alle insidie della morte fatta persona.

Con la partecipazione straordinaria di Toni Esposito ed Angelo Branduardi

Samarcanda dà il titolo all’album che contiene altre sei canzoni e viene inciso nella tarda primavera del 1977 al Bach Studio di Milano. Accompagnano Vecchioni fior di musicisti: alle tastiere Pasquale Canzi (alias Paky de I Nuovi Angeli); chitarre e percussioni di Mauro Paoluzzi; al basso elettrico Billy Zanelli. Ci sono soprattutto due “pezzi da novanta”: il napoletano Toni Esposito rafforza le percussioni utilizzando tamburi particolari o picchiando a tempo i cucchiai sulle pentole, mentre Angelo Branduardi da Cuggiono, in quel momento sulla cresta dell’onda con Alla fiera dell’Est e in attesa di lanciare La pulce d’acqua, si occupa del violino e del flauto dolce. In più c’è la partecipazione di una ragazza nordamericana trapiantata a Milano, Naimy Hackett (futura autrice di testi di fortunati brani da discoteca prodotti in Italia e di fama internazionale), che introduce la canzone con un prologo parlato in inglese e in italiano e che narra sostanzialmente l’antefatto della vicenda esposta poi nella canzone.

Nell’agosto del 1977, Vecchioni si reca a Napoli per registrare uno spettacolo musicale televisivo dal vivo, Auditorium A, ideato dal grande autore genovese Giorgio Calabrese: in quell’occasione egli esegue in prima assoluta Samarcanda. La trasmissione va in onda la sera del 9 settembre sulla Rete Due (l’odierna Rai2) e la settimana successiva esce il disco. L’album vende molto, ma anche il singolo a 45 giri va benissimo, complici l’accattivante arrangiamento e quell’“Oh, oh cavallo” che catturano perfino i bambini, quasi inconsapevoli dei toni tutt’altro che allegri che caratterizzano la canzone. Per finire, nel 1992 Vecchioni riproporrà Samarcanda nell’album dal vivo Camper e ritroverà Angelo Branduardi non solo come violinista, ma anche come ospite canoro d’onore, impegnato nell’intonare la seconda strofa.

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