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Silvye Lubamba si racconta dalla Mostra del cinema di Venezia: storia di una vita mai banale

Intervista a Silvye Lubamba: dagli esordi a Miss Italia, al sogno Sanremo

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Silvye Lubamba

Entrare nel mondo di Silvye Lubamba vuol dire innanzitutto avere a che fare con una donna ricca di coraggio, soprattutto di non farsi sconti e di non piegarsi alla formalità e al perbenismo. Ci si accorge subito di parlare con Silvye, persona e non personaggio, che ha superato (non senza scottarsi) la giovanile illusione sul mondo dorato della tv, che ha toccato il successo e poi sentito la durezza del fondo, ma che non ha pensato un solo secondo di mollare.

Silvye Lubamba, una donna nata sotto il segno dei pesci

La sua non è stata una vita banale, sin dal primo attimo, in quanto nata in un giorno che non c’è se non ogni 4 anni, il 29 febbraio. Nata sotto il segno dei pesci, citando Venditti, che cantava: “meritiamo un’altra vita, più giusta e libera“. Silvye, per un certo periodo, libera non lo è stata, ma pure in quel momento ha saputo trarre spunto per non rinchiudere anche i suoi sogni.

Silvye, hai esordito giovanissima con i concorsi di bellezza. Hai vinto Miss Toscana, che ti ha permesso di accedere alla finale di Miss Italia, ma poi sei stata squalificata; cosa è successo?

Avevo fatto la pubblicità del caffé Kimbo con Pippo Baudo, ma il regolamento prevedeva che le concorrenti fossero vergini di eventi e pubblicità. Inoltre sono state rese pubbliche alcune mie foto di nudo, fatte prima di partecipare al concorso. Speravo non uscissero, ma il fotografo…

Sei stata comunque la prima concorrente di colore, ben prima di Denny Mendez.

Io non sono di colore, rifiuto questa denominazione. Sono negra, punto. È una parola bellissima, piena. Non sono di colore, non sono nera. Posso accettare di essere chiamata brown o scura di carnagione, ma di colore no, grazie. Comunque sono stata la prima è vero, ho fatto da apripista a Denny, che poi ho avuto come ‘collega’ a La Talpa.

Come hai vissuto l’esclusione dal concorso?

Non sapevo niente di tv e non conoscevo le dinamiche della popolarità, perciò l’ho vissuta come un modo di approfittarsi delle speranze di una ragazza. Col senno di poi ho capito che si è parlato più di me che della Miss eletta, ai tempi Gloria Zanin. Grazie alla squalifica sono stata invitata in molti programmi, compreso quello di Maurizio Costanzo, perché c’era la volontà di conoscermi.

Dopo questa esperienza hai fatto parte del cast di trasmissioni altamente innovative, da Markette a Lucignolo, come ricordi quelle esperienze?

Il programma di Piero Chiambretti mi ha formato professionalmente. Ho imparato ad avere padronanza di uno studio televisivo, a parlare in maniera fluida davanti ad un pubblico vasto. Sono stata molto fortunata perché Piero è un grandissimo maestro sotto tutti i punti di vista. Non potevo avere papà artistico migliore. Grazie a lui fare l’inviata d’assalto a Lucignolo o svolgere altri ruoli non è stato difficoltoso.

Poi il reality, La Talpa.

Venivo da un programma in cui regnava la solidarietà: ci suggerivamo la battuta, ci aiutavamo l’uno con l’altro. A La Talpa ho preso delle sberle, perché mi sono confrontata con personaggi che da tempo non facevano tv ed erano in uno stato d’animo molto diverso dal mio. Io ero emergente, entusiasta, mi portavo dietro lo spirito di Markette. Ho trovato invece persone agguerrite e rancorose: regnava il mors tua vita mea.

Tornassi indietro nel tempo, parteciperesti ancora?

Sì, mi è servita per farmi conoscere dal pubblico giovane e fare le ospitate nei locali. Ero un personaggio da terza serata, con La Talpa sono arrivata in prima.

C’è stato nel tuo percorso professionale un ‘no’ particolarmente sofferto?

A livello professionale mai. Quelli dolorosi sono stati nella vita privata.

“La libertà si può conquistare anche in reclusione”

È arrivato poi il difficile momento della detenzione, che però ti ha permesso di incontrare Papa Francesco. Raccontaci quel momento.

Ho avuto questo racconto ravvicinato, intimo, del quale ancora sono incredula nonostante siano passati anni. Era il 2 aprile 2015, un giovedì santo. Sono stata scelta tra 250 detenute per la lavanda dei piedi. È stata un’esperienza straordinaria.

Questo periodo è al centro della tua autobiografia, intitolata “La mia libertà oltre lo sbaglio e le sbarre”. Un momento certamente duro, ma che non ti ha fermata.

Sono finita in carcere a 42 anni, il reato l’ho commesso 12 anni prima. Chiambretti nonostante la pendenza penale, mi ha fatto lavorare, non ha preso le distanze. Vedeva la mia professionalità, sapeva che seguivo le indicazioni sue e degli autori, ha detto “non vedo per quale motivo la dobbiamo allontanare”. Questo è stato il suo ragionamento. Lui sceglie sempre persone dal vissuto non banale e ha dato delle opportunità a molti, però sempre a persone dotate di intelligenza e di creatività. A Markette eravamo un cast stupendo, mi manca quel tipo di televisione.

Cosa significa libertà per te, oggi?

Significa libertà di pensiero, di sognare. La si può conquistare anche in reclusione. Ovviamente in carcere ci sono regole e limitazioni, però lì ho trovato la mia libertà. Come figlia maggiore di una famiglia numerosa, quindi con molte responsabilità, mi sono sentita paradossalmente più leggera, non dovevo più adempiere alle continue richieste di aiuto e sostegno.

“Vorrei lanciare un messaggio dal palco dell’Ariston”

Se avessi carta bianca oggi cosa vorresti fare in tv?

Per età ed esperienza sono in grado di fare qualsiasi cosa. Mi piacerebbe affiancare Amadeus a Sanremo, che la Rai aprisse una finestra alle persone che hanno commesso uno sbaglio per lanciare un messaggio di perdono.

Ti rivedi in qualcuno della tv di oggi?

No, ma ricordo una vecchia concorrente del GF Nip che temeva l’uscita dalla Casa e il ritorno alla vita normale proprio per i rapporti familiari che avrebbe nuovamente affrontato, il vortice di richieste economiche e di sostegno morale. L’ho capita a pieno.

Nel corso della tua carriera ne hai viste tante, c’è un momento recente di televisione che ti ha davvero colpito?

Il racconto di Daniele Bossari e Jane Alexander sul loro problema legato all’abuso di alcool, che molti avrebbero nascosto per paura del giudizio. È un problema che riguarda non solo il mondo dello spettacolo, è una piaga sociale. Daniele ne ha parlato con garbo, da vero signore, senza cercare sensazionalismi. Così anche Jane.

Un sogno nel cassetto?

Spero di diventare mamma quanto prima, la mamma di una piccola Silvye con tanti ricciolini belli belli.

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