Cronaca
Velo vietato allo stage”: la storia di Fatima, la maestra musulmana rifiutata a Samoneolo
Era il 22 marzo del 2004: una donna marocchina è tenuta fuori da un asilo nido vicino Ivrea per il chador; la vicenda diventa caso nazionale e poi lieto fine in un asilo comunale.
Il giorno del rifiuto
Il 22 marzo 2004, a Samone, un piccolo paese del Canavese vicino a Ivrea, Fatima Mouayche, donna marocchina di 40 anni, madre di due bambini, si vede negare la possibilità di svolgere uno stage da maestra d’asilo presso il nido privato “Miele&CriCri”. La ragione addotta dalla direttrice è il chador, il copricapo islamico che copre capo e collo, considerato “potenzialmente spaventoso” per i bambini.sesamoitalia+1
“Solo una questione di stile”
La titolare dell’asilo e alcune mamme spiegano che la scelta non deriva da razzismo, ma da una “questione di stile” e di serenità per i piccoli. La cooperativa chiede a Fatima Mouayche di lavorare con una divisa uguale alle altre educatrici e senza il velo, proponendo un compromesso: una stanza per la preghiera durante il giorno. Fatima rifiuta di togliere il chador, sostenendo di aver sempre lavorato così e che il velo fa parte della sua identità religiosa. La mediazione cade e il tirocinio viene bloccato.tgcom24.mediaset+1
Dagli stage minacciati alla risposta del sindaco
La storia diventa subito motivo di dibattito pubblico. Il sindaco di Ivrea, Fiorenzo Grijuela, interviene offrendo a Fatima Mouayche uno stage alternativo in un asilo comunale della città, dove può svolgere il tirocinio con il velo. Nel frattempo il consorzio che aveva organizzato il corso, “Forum” di Ivrea, denuncia minacce e telefonate razziste ricevute dopo la vicenda.sesamoitalia+1
Il lieto fine e il dibattito nazionale
Lunedì 22 marzo 2004, Fatima Mouayche inizia il suo nuovo tirocinio all’asilo comunale di Ivrea, mettendo fine al caso con un esito positivo ma con scorie di tensione ancora vive nel paese. La vicenda solleva un ampio dibattito in Italia sul diritto di portare il velo in contesti lavorativi ed educativi, con il ministro dell’Interno dell’epoca, Giuseppe Pisanu, che si schiera in difesa della donna, definendo il velo “simbolo innocuo di una identità culturale e religiosa da rispettare”.tgcom24.mediaset+1