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Viaggio nel mondo di LuX alla ricerca di ciò che eravamo ben prima della pandemia

L’INTERVISTA – Il viaggio nel mondo infuocato di LuX: il richiamo del palco e il ritorno all’innocenza fanciullesca

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LuX The World's on Fire

Originario di Vigevano, adottato da Milano, LuX sul palco e Luca Tiozzo per gli amici, è prossimo alla pubblicazione di un EP nel prossimo novembre che ha voluto anticipare con la presentazione del suo singolo, The World’s On Fire, uscito a fine giugno. Un brano frutto, si può dire, di una delle tante passeggiate di LuX nei dintorni di casa sua in una di quelle lunghe giornate in zona gialla, nel pieno dei mesi di lockdown per la pandemia. Un brano il cui ascolto mette in difficoltà anche chi non ama ballare e che per energia intrinseca entra in contrasto con la soggiacente apatia del momento storico ridonando di speranza, un’insepolta speme d’innocenza e genuinità fanciullesca.

Alle spalle molte live in Italia e in Europa sulle reminiscenze dei Depeche Mode con nel taschino la voglia di rispondere al richiamo della musica: attraverso una chiacchierata al telefono LuX ci ha fatto viaggiare nel suo mondo.

L’infuocato mondo di LuX: The World’s On Fire, il singolo

The World’s On Fire: raccontaci, cosa brucia nel tuo mondo in fiamme?

Questo mondo in fiamme lo leggo un po’ come un voler tornare a quella che era l’innocenza che avevamo quando eravamo piccoli. Lo vivo così: il mondo in fiamme è qualcosa però che arriva prima di questa sensazione, di questo voler tornare innocenti; è un mondo che brucia per ciò che sta accadendo, quello che sappiamo e che viviamo tutti i giorni ormai dal 2020. È puro desiderio di andare a caccia di ciò che eravamo ma non solo nel pre-pandemia, ancora prima, alle origini, e dovrebbe essere un lavoro che ognuno di noi dovrebbe fare.

Quando e come è nato questo brano?

Ho iniziato a scriverlo nel dicembre del 2020. Era un pomeriggio, uno di quei pochi pomeriggi in zona gialla, ero a casa e stavo strimpellando un po’ ma non veniva fuori nulla di buono allora ho pensato di fare la mia classica passeggiata che serve a schiarirmi un po’ le idee. Passeggiando mi sono fermato in un bar qua vicino, uno di quelli che ha un bello spazio all’aperto ed essendoci la zona gialla c’erano persone sedute fuori, ai tavoli, a bere e chiacchierare. Erano spensierate, abbastanza felici, serene. Guardo molto le persone fuori, osservo molto e in quel momento quella loro serenità è stata contagiosa: sono tornato a casa, ho ripreso in mano la chitarra, e il pezzo era lì, pronto.

Lo definiresti come il brano che più ti rappresenta in questo momento storico?

Sì, di questo momento sì. Invero il brano entra un po’ in contrasto con la realtà: sia la melodia che l’arrangiamento sono dissonanti con il contesto perché ci si immaginerebbe qualcosa di un po’ più triste, arrabbiato e invece no. È proprio un brano che personalmente quando lo ascolto mi dà una sorta di speranza, un po’ di felicità, mi fa stare bene.

Parlaci del video che hai girato in una location storica, come l’hai trovata?

L’ho trovata per caso grazie ad un’amica. La stavo cercando immersa nel verde ed è venuto fuori questo Castello di Padernello, nella campagna bresciana. Al suo fianco c’è questo Ponte di San Vigilio, un ponte in legno dell’artista Giuliano Mauri e per utilizzarlo ho chiesto la concessione alla sua famiglia. È nato tutto per caso ma era davvero quello che stavo cercando, non potevo trovare di meglio. Poi, a livello creativo è stato un lavoro grossino sia per riprese che per montaggio per un musicista indipendente.

Il richiamo del palco e il rapporto con la propria voce

Quindi sei uno di quelli che si ascolta per puro piacere?

Sì, mi ascolto ma non mi riguardo i video perché non mi piaccio. Per la voce direi “ni”: ascolto i miei brani fino allo sfinimento in realtà perché sono un rompiscatole, un perfezionista purtroppo o per fortuna. Li ascolto fino alla nausea con attenzione soprattutto agli strumenti come batteria, chitarre. Una volta che sono “finiti”, anche se per me non lo sono mai ed è un problema [ride ndr.], li ascolto ma in maniera ponderata per capire in quel momento la sensazione mi dà. I video invece li guardo quando mi passano la prima bozza per vedere il montaggio, i colori… ma appena è pronto basta, non li guardo proprio più.

Hai un bel rapporto con la tua voce, è sempre stato così?

È stato un lavoro lungo: fino a 2 o 3 anni fa non l’amavo moltissimo e non so perché, era così.

E poi cos’è successo?

Due annetti fa più o meno è iniziata a piacermi ma credo sia stato un percorso mio molto personale. Ho cominciato a cantare davvero dicendomi “vai, via, buona la prima, canta e non pensare”. La musica per me è ed è sempre stata emozione, vado dietro alla mia spontaneità e riascoltandomi cerco di capire come potrei migliorare ma negli ultimi tempo la mia voce l’ho apprezzata molto di più.

LuX: la voglia di live e un EP in uscita a novembre

Il tuo percorso è stato segnato dai Depeche Mode, in che modo hanno influenzato il tuo modo di scrivere e fare musica?

Musicalmente mi hanno aperto un mondo sull’elettronica e credo sarà molto utile per i brani del futuro, poi credo sicuramente che mi abbiamo insegnato molto a livello di live. Chi fa propri pezzi o ha la fortuna di avere qualcuno che possa aprirgli anche solo un pelo di più le porte non sono tanti, generalmente si fa una data ogni 6 mesi e per quanto mi riguarda questa cosa non va, non può andare bene e non funziona: un musicista deve stare sul palco e se non può farlo per X motivi deve trovare un altro modo per farlo. Tanti mi dicono “sacrilegio”, ma a me non interessa, io voglio solo suonare.

Ora hai in cantiere la pubblicazione di un EP, puoi anticiparci qualcosa?

Sì e ad ottobre dovrei far uscire un altro singolo con un altro video ma sono ancora indeciso tra due brani. Sicuramente farò uscire uno dei due che è una ballad, un pezzo un po’ più lento di quelli fatti sinora. Per il video ho iniziato a pensarci proprio in questi giorni.

Cosa pensi del panorama musicale attuale in Italia?

Credo che in questo momento ci sia troppo di tutto e quel troppo di tutto va a creare una sorta di rumore di fondo che non permette davvero a chi lo merita di poter emergere come dovrebbe e non sto parlando di me, parlo in generale.

Con chi ti piacerebbe in futuro collaborare o condividere un palco?

Adorerei scrivere un brano con Niccolò Fabi. Il palco mi piacerebbe condividerlo con Johnny Cash [scherza ndr.], ma direi anche Julian Casablancas dei The Strokes.

Ora per finire una curiosità su di te: che canzoni canti sotto la doccia?

La canzone di Pavarotti Buongiorno a Te, la canto spesso perché mi mette allegria.