Addio a Nadia Santini, regina dell’alta cucina: la prima donna italiana con tre stelle Michelin – lawebstar.it
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Addio a Nadia Santini, regina dell’alta cucina: la prima donna italiana con tre stelle Michelin

Con la scomparsa della chef del ristorante “Dal Pescatore” di Canneto sull’Oglio si chiude una pagina storica della gastronomia mondiale, fondata su etica, tradizione e umanità.

Il mondo della ristorazione e della cultura italiana piange la scomparsa di Nadia Cavaliere in Santini (1953-2026). Insieme al marito Antonio, ai suoceri Giovanni e Bruna, ai figli Giovanni e Alberto e alla nuora Valentina, Nadia ha trasformato il ristorante Dal Pescatore a Runate di Canneto sull’Oglio in uno dei tempi della gastronomia internazionale, coronato dalle tre stelle Michelin nel 1996.

La prediletta di Paul Bocuse: essenzialità e dedizione quotidiana

La cifra stilistica della cucina di Nadia Santini si è distinta per un’essenzialità e una qualità rigorose, al punto da spingere un gigante come Paul Bocuse ad eleggerla come sua cuoca preferita. Con profonda disciplina e un sorriso accogliente, Nadia ha saputo coniugare le radici della tradizione padana con l’innovazione europea. La sua presenza ai fornelli del Dal Pescatore è stata costante e totale: ogni piatto portava la sua firma e, al termine di ciascun servizio, la chef amava uscire in sala per ascoltare e dialogare con i clienti.

L’incontro con Mario Lodi e l’unione indissolubile tra etica ed estetica

Tra le tappe formative più significative del suo percorso umano e professionale figura l’incontro con Mario Lodi, il celebre maestro elementare di Piadena. Da questa visione pedagogica e territoriale, Nadia ha tratto un profondo rispetto per l’educazione e per i valori morali, tradotti in una pratica di cucina in cui etica ed estetica coincidevano perfettamente: i suoi piatti univano la pulizia visiva al rispetto meticoloso per la salute e le materie prime.

Una fede francescana e l’amore per la famiglia

Al centro dell’esistenza di Nadia Santini vi è sempre stata la famiglia, motore di una gestione corale e appassionata del ristorante. Sostenuta da una fede profonda e d’ispirazione francescana, Nadia considerava la vita e il proprio lavoro come un dono da condividere con gli altri, lasciando un’eredità indelebile nell’alta cucina e nei cuori di chi l’ha conosciuta.