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Catherine Spaak, da icona dei “giovani più giovani” a giornalista curiosa e pungente

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Catherine Spaak

Catherine Spaak: un inno alla gioventù

Noi siamo i giovani,i giovani più giovani; siamo l’esercito, l’esercito del surf“: era l’estate del 1964 e la voce assai intonata e dall’accento un po’ francesizzante di Catherine Spaak furoreggiava nei juke-boxes dell’Italia con un’allegra e spensierata canzone, un inno a quella gioventù stufa di regole e perbenismo e desiderosa di avere la parola all’interno di una società che cambiava; quella gioventù di cui l’ancora 19enne attrice-cantante franco-belga, ormai di casa in Italia, era l’indubbio simbolo.

Catherine Spaak: dallo zio grande statista ai teatri di posa e alle sale d’incisione

Nata a Parigi, ma di chiara estrazione belga, Catherine Spaak era la nipote di un illustre personaggio della politica internazionale: lo zio era infatti Paul-Henri Spaak, già Primo Ministro belga tra le due guerre e poi principale sostenitore di quella che sarebbe diventata la Comunità Europea. Malgrado una vita familiare un po’ tormentata, sin da ragazzina Catherine cominciò a sentire dentro di sé il fuoco dell’arte, prendendo lezioni di recitazione e di chitarra.

A 15 anni debuttò come attrice cinematografica in una produzione francese; ciò fu sufficiente perché Alberto Lattuada la notasse e la scritturasse per il film I dolci inganni. La sua espressione, a metà strada tra la ragazzina acerba e la giovinetta sensuale, le garantì subito la prima copertina italiana, pubblicata dal settimanale Tempo Illustrato nella primavera-estate del 1960. In seguito, durante la lavorazione del film La voglia matta, diretto da Luciano Salce, qualcuno scoprì le doti canore della bella Spaak, che ogni tanto si accompagnava alla chitarra durante le pause di lavorazione, e ne parlò a Gino Paoli, il quale le fece incidere il primo 45 giri con le canzoni Perdono e Tu ed io: era l’estate del 1962.

Catherine Spaak: successi ed incertezze

Dopo aver girato anche Il sorpasso di Dino Risi, interpretando il ruolo della figlia del protagonista, uno scapestrato 40enne cui dava voce e volto Vittorio Gassman, Catherine visse un momento assai complesso. Tutto era arrivato in fretta, non solo il successo. Era infatti diventata madre di Sabrina, bambina nata da una relazione con il giovane attore e cantante Fabrizio Capucci, accorgendosi di essere piuttosto immatura nel gestire una situazione familiare che forse era davvero più grande di lei.

E se le affermazioni sia al cinema che nelle classifiche discografiche (il 1963 fu l’anno della buffa canzone Prima di te, dopo di te, nonché del rifacimento in italiano di Tous les garçons et les filles, successone della giovane cantautrice parigina Françoise Hardy) ormai le avevano permesso di essere il sogno proibito di molti giovani italiani, non così bene si poteva dire di una vita privata ancora da organizzare da cima a fondo. Così, dopo aver preso parte nel 1964 allo spettacolo televisivo della RAI Sveglia, ragazzi! che era stato scritto e condotto dall’umorista e attore Marcello Marchesi, Spaak si fermò un momento, diradando per un po’ le apparizioni al cinema.

Catherine Spaak: l’incontro con Johnny Dorelli e il grande rilancio

Sul finire del 1967, Catherine accettò la proposta di Guido Sacerdote ed Antonello Falqui di sostituire Mina nell’interpretare il ruolo di Hanna Glawari in una versione TV leggermente modernizzata dell’operetta di Franz Lehar La vedova allegra, da trasmettersi nella primavera del 1968. Seppur doppiata nel canto da Lucia Mannucci del Quartetto Cetra, Catherine Spaak diede una buona prova da attrice di varietà, spalleggiata da Johnny Dorelli, suo deuteragonista in scena in quanto impersonava il Conte Danilo… e alla fine l’amore non fu solo finzione.

12 anni di amore con Johnny Dorelli

Per circa 12 anni, Catherine Spaak e Johnny Dorelli fecero coppia nella vita e sulla scena: nel 1970 lanciarono in versione italiana la commedia musicale di Neil Simon e Burt Bacharach Promesse, promesse, tradotta da Giorgio Calabrese e diretta e prodotta da Pietro Garinei e Sandro Giovannini; dopo la nascita del loro figlio Gabriele, nel 1973 entrarono nella classifica dei dischi più venduti con la loro “cover” italiana di un pezzo inglese del gruppo Brotherhood of Man, What are you going to my love?, tradotto da Franco Califano con il titolo Una serata insieme a te; più volte, tra il 1972 e il 1976, la coppia Dorelli-Spaak animò lo spettacolo della domenica mattina di RadioRAI Gran Varietà, in cui sovente la stessa Catherine, a mo’ di cantastorie con chitarra, cantava delle strofette satiriche sui problemi sociali e politici dell’Italia di quegli anni. Nel 1976, in particolare, l’artista franco-belga, ormai naturalizzata italiana. lanciò proprio attraverso la radio la sua interpretazione di un brano brasiliano tradotto da Cristiano Malgioglio (ma firmato da Daniele Pace per motivi di edizioni musicali) con il titolo Mi sono innamorata di mio marito, storia di un tradimento non riuscito, evidente premonizione di una crisi di coppia tra i due artisti.

Catherine Spaak in TV: il trionfo di Harem

Con gli anni ’80, Catherine Spaak lasciò il mondo dello spettacolo (salvo qualche colpo di coda, come il telefilm La voglia di vincere del 1987, con Gianni Morandi) per dedicarsi al giornalismo televisivo, cosa che praticava già da un po’: infatti il suo esordio in tal veste risale al 1978, sulla Rete2 (oggi Rai2), con un “numero unico” di brevi interviste ad alcune celebrità italiane dal titolo Io sono curiosa. Poi fu proprio lei a tenere a battesimo Forum nel 1985 su Canale5; indi, nel 1987, il passaggio a Rai3 con la splendida rubrica del sabato notte Harem, una conversazione tra donne più o meno illustri, moderata dalla stessa Spaak, e l’intervento finale di un ospite misterioso maschile. La trasmissione, in onda sul fare della mezzanotte, ebbe sempre ascolti elevati e durò qualcosa come 14 anni, resistendo a un tentativo sperimentale di ribaltare le parti in causa con una serie dal titolo Pascià, che però ebbe scarso successo e venne chiusa dopo pochi mesi, anche perché venne invitato un gigolò quale ospite di una puntata, scatenando polemiche soprattutto in casa RAI.

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