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Mara Venier a Gianluca Vacchi: “Come lo fai tu non lo fa nessuno”

E Mara non si risparmia, ma segue una bellissima intervista

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Mara Venier: l’intervista a Gianluca Vacchi

Il primo ospite di Domenica In (diretta del 22 maggio) è stato Gianluca Vacchi. L’imprenditore ed influencer ha parlato di sé, e nello specifico di Mucho Mas (disponibile dal 25 maggio). Nonché il documentario che racconta la sua vita. Ma Mara ha spiazzato tutti, direttamente a inizio puntata.

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Mara Venier: “Il balletto, sto dicendo ovviamente”

Gianluca Vacchi, primissimo ospite di Mara Venier. E proprio all’inizio il pubblico ha visto una Mara Venier in forma smagliante, in jeans, camicia e tacchi. Sotto le note di musica rock and roll, la signora della domenica in Rai, si è scatenata in apertura con il suo ospite. Volendo ballare con l’imprenditore gli ha preso la mano, e ha dato il via alle danze. Al punto che Mara ha esordito: “Come lo fai tu non lo fa nessuno”, e son esplose le risate generali.

Ha riso anche Gianluca Vacchi, ma Mara ha subito corretto: “Il balletto, sto dicendo ovvimente”. Vacchi, ancora più ironico ha ribattuto: “Ah sì ma di tutto il resto ormai mi sono dimenticato”. E i due si sono scatenati nello stacchetto musicale tanto desiderato da zia Mara. Eppure, dopo le risate iniziali, ha trovato spazio un’intervista delicata quanto sincera. Su chi è davvero Gianluca Vacchi. La premessa di Mara: “Sarà una vera sorpresa conoscere bene Vacchi”.

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Gianluca Vacchi: la fondamentale figura del padre

L’imprenditore ha parlato di sé, certo, ma è prevalentemente tornato indietro nei ricordi. In quella che è stata la sua base solida per la sua vita, ovvero la famiglia. E nello specifico la figura del padre. “Papà era un uomo generoso, la sua generosità l’ha esternata da subito dicendo sempre di no a suo figlio. Lui era molto coerente, veniva da un retaggio culturale dove le persone dovevano studiare e se non avevano studiato, avevano qualcosa in meno. Lui pretendeva da me che io studiassi. Mio papà è stato tutto, volevo riuscire nella vita perché lui fosse orgoglioso di me.

Ed anche, un lucido ritratto della propria personalità che, chi vedrà il documentario, potrà cogliere ancora meglio. “C’è sempre la sottile linea tra l’invidia e l’identificazione, però basta essere sé stessi. Sono sempre stato posseduto da un senso di impazienza costruttiva, una sorta di confusione interna o senso di inappagamento perenne alla ricerca della migliore versione di me stesso. Sono sempre stato così: io ho la caratteristica per cui fino a quando ho voglia e passione di fare qualcosa, mi concedo completamente e faccio sacrifici enormi“.

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