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MUSICA

Prisencolinensinainciusol: il significato dello scioglilingua creato da Adriano Celentano

Una parola tanto famosa quanto misteriosa e impronunciabile

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Prisencolinensinainciusol Celentano

Si scrive Prisencolinensinainciusol, si legge: Adriano Celentano

Godiamoci un tuffo nel passato di Celentano, alle origini di Prisencolinensinainciusol. Correva l’anno 1972 e Adriano Celentano stava finendo di lavorare ad un nuovo lavoro discografico. Un lavoro destinato a segnare una svolta nella carriera del supermolleggiato milanese di origine foggiana. Si chiamava I mali del secolo ed era una raccolta di composizioni dedicate ad argomenti come la droga, la natura maltrattata dall’uomo, i paesaggi rovinati dai nuovi e grandi palazzi. Il tutto naturalmente secondo lo spirito tipico dell’artista ormai attivo da circa 15 anni.

Prisencolinensinainciusol: così nacque la “lingua celentana”

Erano previsti in questo lavoro 2 brani in lingua inglese, ma Adriano volle sorprendere tutti pubblicandone solo uno. Così decise di mettere da parte l’altro per i mesi successivi, quale nuovo 45 giri. Ma sorpresa nella sorpresa! I testi delle due canzoni di inglese avevano solo il suono: in realtà si trattava di parole inesistenti, inventate o quasi di sana pianta dallo stesso cantante.

Si iniziò a parlare allora di “lingua celentana”, scoperta nel giugno del 1972 con Quel Signore del piano di sopra, una lode in chiave moderna. Per scoprire l’altro brano in finto inglese (con una sola piccola frase intelligibile: “All right!”) che era stato tenuto nel cassetto per ragioni di spazio si dovette aspettare qualche mese. 

Il successo grazie all’album Nostalrock

Nel novembre del 1972, Adriano Celentano accettò l’invito di RadioRAI a partecipare al Gran varietà: rassegna di grandi nomi del teatro, del cinema e della canzone che si alternavano al microfono, ognuno protagonista di un intervento di 10 minuti. A condurre quel ciclo che si chiuse ai primi di marzo del 1973 venne chiamata l’oggi compianta e mai dimenticata Raffaella Carrà.

Naturalmente, era giusto che ciascuna delle 18 puntate previste venisse chiusa da una canzone del “Cele”. Il molleggiato non ebbe dubbi e portò in RAI quella canzone ancora inedita, dal titolo assai strano: Prisencolinensinainciusol. Per un intero inverno la si ascoltò puntualmente sul fare delle 11 della domenica mattina e poco prima delle 5 del sabato pomeriggio. Uscì il disco, ma quasi sottobanco. La svolta arrivò però un anno dopo, a fine 1973. Finalmente Adriano Celentano in un album intitolato Nostalrock, che mescolava vecchie canzoni di Elvis Presley, Little Richard, Gene Vincent ed altri con omaggi a Frank Sinatra e cori alpini, la propose ufficialmente.

Cosa vuol dire Prisencolinensinainciusol: il significato svelato da Celentano

Già, ma cosa voleva dire quella lunghissima, stranissima parola? Lo spiegò in TV lo stesso Celentano con un concetto semplice e chiaro, oltre che attuale. Quella parola voleva dire “amore universale”, ciò di cui aveva bisogno il mondo intero, sempre più vittima dell’incomunicabilità generale. Pertanto, per meglio far risaltarne il concetto, ecco questo testo in anglo-grammelot (termine francese che indica suoni inventati, accompagnati a volte da un’esplicita mimica, dando comunque la parvenza di una certa lingua, pratica in cui Dario Fo fu maestro). Fu il vero lancio della canzone che entrò in classifica non solo in Italia, ma anche in Francia, in Germania e perfino negli Stati Uniti. 

Un brano futuristico, forse poco compreso

Già, gli Stati Uniti. Circa 40 anni dopo, con la nascita di YouTube, qualcuno s’imbattè per caso in Prisencolinensinainciusol. Brano che, in Italia, era già stato a suo tempo oggetto di svariate parodie, sia goliardiche che satiriche. Come dimenticare quella che venne proposta in radio da Elio Pandolfi e Antonella Steni: “Qui non si capisce mai un ‘ciubo’: all right “, e via con l’elenco delle magagne dell’Italia di allora.

Ebbene, quell’ascoltatore nordamericano rimase impressionato da quella lingua che pareva inglese, ma non lo era. Lo stesso decise di proporla come esempio meglio riuscito di come l’espressione anglosassone-americana venisse sapientemente storpiata o imitata nei Paesi stranieri (come appunto l’Italia).  Che poi Celentano a lungo lo avesse definito il primo esempio di “rap” è certamente sbagliato, ma non era affatto sbagliato il modo con cui il pezzo era stato costruito.

A Cura di Cesare Borrometi

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