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“Vita da Carlo”: la recensione della serie targata Amazon Prime Video con protagonista Carlo Verdone

10 episodi per raccontare la quotidianità di uno degli attori italiani più amati di sempre

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Vita da Carlo serie Amazon Prime Video

É arrivata il 5 novembre, su Amazon Prime Video, la serie tv Vita da Carlo, con protagonista il grande Carlo Verdone in un racconto di sé lungo 10 episodi. Noi de lawebstar.it lo abbiamo visto e vogliamo raccontarvi cosa ci ha convinto e cosa no di questo originalissimo show.

Vita da Carlo: la recensione della serie tv di Verdone

Vita da Carlo è chiamata in 10 episodi a dare nuovo smalto a Carlo Verdone. Può sembrare una frase pretenziosa, e forse lo è dato il curriculum artistico stellare dell’attore, ma è proprio quello che lo stesso attore vuole fare con se stesso e con la propria carriera lungo il dipanarsi dello show, in un continuo oscillare tra la volontà di una nuova via artistica, lontana dal passato, e la necessità di vivere anche solo una giornata in totale relax. L’idea di base è intrigante, e vedere un Verdone sindaco di Roma è senz’altro un’ipotesi parecchio accattivante, ma puntata dopo puntata si ha la percezione che lo stesso Verdone voglia far trasparire un’immagine di sé così buona, e a tratti autocelebrativa, da risultare fin troppo stucchevole.

Lo spettatore si trova di fronte ad un Verdone vittima costante degli eventi, come il peggior Dylan Dog: un uomo che non riesce a dire di no all’amico Max Tortora, alla figlia Maddalena o addirittura alla propria domestica e a chiunque lo incroci per strada. Un uomo che alla soglia dei suoi 71 anni non riesce a negarsi e, per questo, si annulla costantemente, mettendosi troppo spesso in secondo piano rispetto alle altrui esigenze. Ci sono, però, momenti di vera comicità, racchiusa in quegli attimi che rimandano ai personaggi che proprio il Verdone della serie vorrebbe superare e da cui tenta di smarcarsi. Delle maschere di pirandelliana memoria che lo ingabbiano e non gli permettono di andare avanti, essere anche qualcos’altro.

Sono proprio queste gag in romanesco a creare un link diretto ad opere come Bianco, Rosso e Verdone o Gallo Cedrone, sopperendo all’altrimenti troppa piattezza narrativa della serie. Eliminati questi momenti, infatti, la scrittura del Verdone “amazoniano” delinea un personaggio troppo aggrovigliato tra drammi attoriali degni del Michael Keaton di Birdman e uno sforzo poco riuscito nel voler avere a tutti i costi attimi sorrentiniani, che alla lunga risultano soltanto delle brutte copie rapacizzate da La Grande Bellezza.

I meriti di Vita da Carlo: fra ospiti speciali e l’immancabile bellezza di Roma

Alcuni dei punti di forza della serie, oltre ad un Carlo Verdone che non necessita di incensi vista la sua caratura recitativa, sono senza dubbio gli ospiti che appaiono lungo Vita da Carlo ed il palcoscenico d’eccellenza scelto dall’attore per la messa in scena dell’opera, ossia Roma stessa. Se escludiamo i richiami forzati, come detto prima, che strizzano l’occhio a Paolo Sorrentino, gli ambienti di Roma scelti per lo show cercano di rendere giustizia ad una città che, giustamente, Carlo fa emergere come stupenda ma bistrattata dalle amministrazioni comunali, una città che non è voluta bene, ma che racchiude comunque in sé un fascino tale da travalicare anche lo stato di degrado in cui si trova.

Altro punto di forza è, appunto, il cast, con una Caterina De Angelis ben dosata e capace nell’interpretare la figlia del protagonista e che si unisce alla presenza, calibrata al millimetro, di alcuni attori di estremo valore artistico. Alessandro Haber e Rocco Papaleo appaiono come essere eterei, quasi magici. Personaggi totem all’interno di episodi sino a quel momento preda di troppi sbadigli. Per non parlare di quel vulcano che è Morgan, che con il suo ciuffo rosa e la felpa bianca è certamente una presenza imprevedibile. Soprattutto dentro un convento. Nota di merito finale va a Massimo Ferrero, che grazie ad un solo finale di puntata fa venire voglia di vederlo raccontare la propria di vita in una serie tutta sua. Il rimpianto più grande resta invece quello di non vedere Francesco Totti aprire il cancello di casa sua ad un Verdone disperato. Magari lo avrebbe aiutato nella sua corsa al Campidoglio. E non solo.