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Chernobyl: così gli italiani scoprirono il disastro 72 ore dopo il silenzio dell’URSS

72 ore di assurdo silenzio da parte delle autorità sovietiche quello che permeò il disastro nucleare di Chernobyl: era la notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986, ma cosa era successo venne alla luce in Italia solo il 29 aprile

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Chernobyl disastro nucleare il 26 aprile 1986

Chernobyl sulle pagine di cronaca nel mondo oggi, come 36 anni fa

Sono trascorsi 36 anni dalla notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986, la notte del disastro nucleare di Chernobyl. Il mondo si fermava ancora, 36 anni fa come oggi, sull’Ucraina. Si trattò di quello che viene ricordato come il più grave incidente avvenuto all’interno di una centrale nucleare. Centrale che ai tempi si trovava nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Centrale nucleare il cui nome fa capolino ancora oggi, sulle pagine di cronaca mondiale, perché sotto minaccia nel nuovo conflitto tra Russia e Ucraina.

Il disastro di Chernobyl

Era l’1:23 di notte del 26 aprile del 1986. Un errore, un testo fallito. Una manovra di emergenza resasi necessaria dopo aver contravvenuto il protocollo di sicurezza e un difetto di progettazione che la ostacolò. Il surriscaldamento improvviso, una prima esplosione poi una seconda e una nuvola di materiale radioattivo che dal reattore n°4 si estese oscurando il cielo. Una contaminazione atmosferica dalle conseguenze devastanti. Ma da parte delle autorità sovietiche, di fronte alla catastrofe, un silenzio che durò giorni.

Il silenzio dell’URSS sull’incidente nucleare

Era il 29 aprile del 1986 quando in Italia si iniziò a parlare del disastro radioattivo di Chernobyl, 3 giorni dopo la tragedia.

Cosa era accaduto a Chernobyl, nel pieno della Guerra Fredda, rimase un devastante “segreto” fin quando non fu la nube tossica ad annunciarsi, quasi da sé, al mondo. Era la mattina del 27 aprile, era trascorso più di un giorno dall’incidente nucleare, e i primi ad accorgersi degli allarmanti indici di radioattività nell’aria furono alcuni lavoratori della centrale di Forsmark, in Svezia. Credevano che si trattasse di una preoccupante perdita in “casa”, ma effettuati tutti i controlli iniziarono ad indagare e arrivarono velocemente a scoprire cosa era successo e stava succedendo in Ucraina.

Negarono le autorità sovietiche di fronte alle prime domande svedesi, ma quando iniziò ad essere l’Europa a chiedere, quanto avvenuto di disastroso a Chernobyl smise d’essere un segreto.

Chernobyl: i primi titoli dei giornali italiani 72 ore dopo il disastro

Chernobyl disastro nucleare il 26 aprile 1986

Il 28 aprile, l’agenzia Tass: “Uno dei reattori atomici è stato danneggiato. Sono state prese misere per eliminare le conseguenze dell’incidente. È stato prestato aiuto a coloro che sono stati feriti“.

Alle 21:00 del 29 aprile 4 righe di comunicato sul disastro di Chernobyl vennero lette scarnamente e tiepidamente, per la prima volta, nel corso di un telegiornale sovietico. Non per scelta, ma un’imposizione alla luce della “scoperta” e della pressione nordeuropea.

Le notizie furono confuse, imprecise, scarne per giorni e dall’URSS filtravano dettagli minimi sull’accaduto. Non fu facile per la stampa italiana riuscire a capire cosa stava accadendo, cosa era accaduto, dove e che conseguenze avrebbe potuto avere sulla popolazione. Il silenzio venne rotto il 29 aprile dal Corriere della Sera, da L’Unità, da L’Espresso, La Stampa e il 30 aprile da Repubblica. “Un incidente nella centrale nucleare sovietica – scriveva Giulietto Chiesa per L’Unità – [..] al momento nel nostro Paese non si registrano aumenti di radioattività e non ci sono motivi di preoccupazione“. Le autorità sovietiche continuavano a negare o smentire, riducendo al minimo la comunicazione sul disastro ad un’Europa e un mondo che continuava a non sapere.

“La nube sopra di noi il dubbio dentro di noi”

Esplode centrale nucleare in Urss“, il titolo de La Stampa, il 29 aprile 1986, 3 giorni dopo il disastro. “Sciagura nucleare in URSS“, il Corriere della Sera, il 29 aprile 1986. “La Paura dal cielo“, il titolo di Scalfari su Repubblica, il 30 aprile 1986.

Morte nucleare in Urss – Si parla di 3mila vittime. Irrisori i dati ufficiali. Proteste nel mondo per il ritardato allarme di Mosca“, questo il titolo della prima pagina de Il Secolo XIX la mattina del 30 aprile 1986, 4 giorni dopo il disastro. “Sarebbero due i reattori atomici esplosi presso Kiev. Un assurdo silenzio di 72 ore“, ancora, sempre leggendo alcune titoletti del cartaceo dell’epoca. “Nube atomica sull’Italia. Nessun pericolo, affermano le autorità“, il titolo della prima pagina de La Nazione il 1° maggio 1986. “Vietati latte e verdure. Misure precauzionali. La nube sul Centro Italia“, sempre La Nazione nell’uscita del 3 maggio 1986. “La nube sopra di noi il dubbio dentro di noi“, l’editoriale di Pirani su Repubblica il cui titolo si deve ancora una volta a Scalfari, l’8 maggio 1986.

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