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FantaSanremo, il gioco che alla lunga ha fatto forse più “malus” che “bonus” al Festival

Un bellissimo e divertentissimo gioco che ha però reciso la spontaneità e lo spirito della “sfida”

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fantasanremo al festival di sanremo

Sebbene il FantaSanremo fosse una realtà già ben consolidata anche l’anno scorso, quest’anno il fratello giocoso del Festival di Sanremo è stato un indiscusso protagonista. Un gioco divertente, appassionante, che permette al pubblico di smettere di essere tale, di non “subire” il Festival ma di viverlo, come ogni direttore artistico sogna per la sua edizione. Si gioca, ci si prepara, si buttano giù teorie, si riportano alla memoria le basi della più elementare statistica imparata dietro ai banchi di scuola, si azzardano surreali calcoli delle probabilità e ci si confronta con la matematica spicciola per mettere in piedi una squadra che non sfori i Baudi a disposizione e che, al tempo stesso, si riveli vincente. Poco conta il talento, perché quello viene valutato al Festival, al FantaSanremo si gioca d’azzardo, si scommette su chi può potenzialmente osare di più.

FantaSanremo: l’altra gara del Festival

E così il pubblico di Sanremo, quest’anno, non si è limitato ad essere semplicemente un osservatore ma uno scrupolosissimo voyeur, un tecnico della regia, un cinico ed esperto valutatore. Le case degli italiani sono diventati settori di uno stadio utopistico e non serve nemmeno essere esperti di musica né appassionati, basta conoscere un po’ i cantanti e puntare sulle loro personalità istrioniche, sulla loro capacità di fare follie, di cedere il passo all’imprevisto o all’impossibile. E come quando si gioca al più noto FantaCalcio, capita di tifare contro la propria squadra, si spera da interisti che non sia proprio Lautaro a fare goal perché lo abbiamo contro. Una contraddizione che solamente chi conosce il linguaggio dell’1, 2, X, over può comprendere a fondo.

Così ogni telespettatore permane incollato allo schermo sentendosi addosso la responsabilità d’essere un fantallenatore e, in maniera curiosa e divertente, abbiamo scoperto nel 2022 che anche al Festival di Sanremo 2022 può esistere la VAR. Diversamente dal calcio però, tutto si gioca negli “spogliatoi” e non in campo perché, ancora una volta, per i “90 minuti” ci pensa il Festival, il FantaSanremo invece si nutre di tutto ciò che accade sul palco soprattutto subito prima e subito dopo l’esibizione in sé.

Ma c’è un però, e ci sono dei contro.

Tra i tanti “bonus”, c’è qualche “malus” di troppo che stroppia

I cantanti non devono più rispondere alla sola ansia da prestazione ma devono fare i conti con una “pressione altra”, le aspettative di chi li ha scelti in squadra, di chi ha investito su di loro tutti i Baudi che aveva e di chi addirittura li ha voluti e scelti come capitani, caricandoli del peso di dover osare su quel palco, di dover rispondere ai bisogni, attenersi a delle regole ben precise. E c’è un di più, perché mentre tutti i big in gara strofinano cornetti, si affidano alla numerologia e prendono le distanze da qualsivoglia pronostico perché non si vince Sanremo se non per talento, al FantaSanremo tutti invece possono avere una chance a prescindere da ciò che si è capaci di fare.

Dire, fare, indossare, baciare, lettere e regolamento. Il nuovo gioco di Sanremo. Mentre al Festival vincere è difficilissimo, al FantaSanremo tutto è possibile, basta impegnarsi un po’. Irrompe così con estrema violenza, sin dalla prima serata e anche prima, il fratello divertente del Festival ed è la prima volta che all’Ariston si disputano, di fatto, due gare così intriganti in simultanea. La classicità e la tradizione da un lato, la sua metamorfosi social e moderna dall’altro. Qualcosa però, al tempo stesso, è andato storto e farne un po’ le spese sembra sia proprio il FantaSanremo, vanificato forse nel suo senso ultimo, quello della casualità e del gusto per l’imprevedibilità.

Papalina di qua, papalina di là ma anche un po’ meno

Diventa stucchevole, serata dopo serata, sentir echeggiare quel “papalina, la parola magica da 50 punti. Viene meno il gioco lasciando spazio ad un qualcosa che “si deve necessariamente fare”, e per questo lo fanno tutti, o quasi. Ma c’è da dire che per quei “quasi” che non hanno deciso di piegarsi alle regole dell’altro gioco, dell’altra gara oltre a quella canora, c’è lo scotto da pagare: l’ira talvolta del pubblico, e persino gli insulti perché “ti avevo messo come capitano ma non mi stai facendo fare punti“, e i punti non arrivano più per fortuna o sfortuna, per casualità e destino, ma si accumulano meccanicamente. Il gioco è bello quando dura poco, recita il detto, ma c’è chi ancora sta passando in rassegna video su video al rallenty per scorgere capezzoli, e persino gli ideatori del FantaSanremo stesso sono quasi obbligati ad intervenire perché di gioco si tratta, e prenderlo così sul serio può portare alla deriva e a centinaia di insulti e improperi per i big che non hanno intenzione di fare nulla per farsi inseguire dai Carabinieri.

Un po’ troppo serio, forse, un po’ troppo ossessivo, può darsi, ma comunque apprezzato dal pubblico e da Amadeus che ha dovuto confrontarsi con una nuova generazione che non gli risparmia le flessioni. E Amadeus, che voleva restituire il Festival agli italiani e viceversa, non ha di certo disdegnato anzi, si è prestato al gioco compiacendosene, cogliendo ciò che di bello vi è in questo FantaSanremo che sarebbe divertentissimo lo stesso, anche “un po’ meno”.

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