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Attualità

Le mani del Governo sulla Rai, il ruolo di Renzi e il nuovo arco della tv pubblica

Dalla riforma del 2015 al terremoto scaturito dall’ultimo cda aziendale

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Matteo Renzi

Cosa è davvero cambiato in Rai? Forse il colore, ma non certo la sostanza

Prima l’addio dell’ad Carlo Fuortes e la conseguente nomina del suo successore, Roberto Sergio, poi il cda del 25 maggio che ha visto l’approvazione delle nuove nomine per le direzioni di testate e generi, infine, come ciliegina sulla tortuosa trasformazione, le dimissioni di Lucia Annunziata. A condire ulteriormente la ricetta, che consegna come prodotto all’Italia una tv pubblica ampiamente rivoluzionata (almeno e per ora nella sua linea di vertice), una marea variegata di proteste, esultanze, indignazioni e commenti degli addetti ai lavori e degli utenti.

Le fondamenta fragili non possono far altro che regalare scossoni

Al di là dei giudizi sulla nuova squadra dirigenziale alla quale è ora affidato il prossimo futuro della Rai e il cui valore effettivamente espresso sul campo assegnerà meriti e demeriti ai protagonisti stessi e a chi ha deciso di renderli tali, ciò che va sottolineato, soprattutto per chi trova convenienza nel dimenticarlo, è però soprattutto cosa ha reso (e renderà probabilmente in futuro) il terreno sopra cui poggia viale Mazzini così sismico.

La Rai nelle mani del Governo? Sì, almeno dal 2015

Tv pubblica, o meglio tv di Stato. Soprattutto dal 2015, anno in cui la legge 28 dicembre 2015, n. 220, più facilmente Riforma della RAI e del servizio pubblico radiotelevisivo, ha emesso il suo primo vagito. Dopo una gestazione firmata Gasparri, fu Renzi a dare la spinta decisiva affinché lo strumento vedesse la luce. Strumento, perché da quel momento tale è diventata l’emittente nazionale. Un Cda ridotto a 7 membri, nominati da Camera e Senato (4 di essi), Governo (2) e in minima parte dall’assemblea dei dipendenti (1). Un invito al Risiko.

Stupore vero: l’opposizione in Rai gioca quasi alla pari

Non stupisca quindi ciò che è avvenuto oggi. Non stupisca quando avverrà di nuovo. Ciò di cui ci si può stupire è che il Governo, seppur abbia certo inviato il segnale di stretta al braccio, abbia allo stesso tempo afferrato una quantità di poltrone colorate non molto superiore di quelle rimaste al non-Governo. Di questo e di come ciò sia stato poco notato dai primi detrattori del mutamento di pelliccia ci si può stupire. Fratelli d’Italia 5, Lega 7, Forza Italia 3, M5S 3, PD 9. Queste le casacche assegnate oggi che definiscono il nuovo arco Rai. Governo sì, ma non solo. Le domande, forse, nella mente di molti protestanti, andrebbero riformulate.

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